precario bagnato /altre foto
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/486828.php
qui trovate altre foto di giovedì
da l'Unità - 20 febbraio 2004

da l'Unità - cronaca di roma - pag. 2
precari ISTAT in piazza
da libero del 20.02.2004:

clicca qui per vedere l'articolo in formato allargato.
i precari nella pubblica amministrazione
http://www.corriere.it/lavoro/job/punto_giorno/2004/febbraio/11022004.jhtml
da corriere lavoro 20.02.2004
Comunicato 20.02.2004
Questa mattina una delegazione di precari dell'Istat ha fatto ritardare per alcuni minuti l'uscita dell'Indice dei prezzi al consumo.
Questa protesta si inserisce nel quadro dello stato di agitazione dichiarato da circa 2 mesi dai lavoratori Istat, che da tempo chiedono una seria gestione del personale in grado di immettere stabilmente in ruolo, nell'arco di 2/3 anni, i 456
contrattisti a termine. A questa richiesta, il presidente dell'Istat (che in questi giorni ha dichiarato, mentendo, a La Repubblica l'imminente assunzione di 316 lavoratori entro gennaio 2005), ha risposto pianificando una tornata
concorsuale insufficiente nei numeri (solo 174 posti) e gravemente inadeguata nella forma, la quale non prevede il riconoscimento del lavoro prestato, in alcuni casi anche da 7 anni, all'interno dell'istituto dal personale precario.
Già ieri l'assemblea generale, alla quale hanno partecipato circa 300 lavoratori, era sfociata in un corteo spontaneo che ha causato per alcune ore il rallentamento della circolazione intorno alla sede dell'Istat di via Balbo ed è terminato con un sit in a piazza Esquilino.
dal manifesto 20.02.2004
Precari contro l'Istat
Circa 300 lavoratori dell'Istat, precari e non, hanno manifestato ieri presso la sede centrale dell'Istituto nazionale di statistica. I lavoratori chiedono all'azienda di immettere stabilmente in ruolo entro 2/3 anni, i 466 contrattisti a termine. Il numero dei precari Istat è pari al 18% del totale dei lavoratori dell'Istituto e supera il 50% tra i ricercatori e i tecnologi, un livello altissimo nel core della produzione di informazione statistica. Lo stato di agitazione dura da circa due mesi.
(pag. 13)
Lettera di risposta all'intervista del Presidente dell'ISTAT su Repubblica 17/02/2004
l'intervista di Repubblica a Biggeri
Con riferimento all’intervista al presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, apparsa su La Repubblica di martedì 17 febbraio 2004, corre l’obbligo di precisare che è falso che l’Istat abbia predisposto un piano di 316 nuove assunzioni per il gennaio 2005.
Difatti, come si evince dalla informativa della Direzione Generale del 12 febbraio u.s. che vi inviamo in allegato, è stata appena approntata una tornata concorsuale da 174 posti; tra questi, solo per 124 si prevede un effettivo espletamento entro l’ottobre 2004 - data che diventerebbe importante per eventuali assunzioni in deroga al blocco vigente in tutti i comparti della Pubblica Amministrazione; queste assunzioni, stante l’attuale quadro normativo, decorrerebbero a partire dal gennaio 2006.
Se il blocco delle assunzioni, e la concessione di deroghe al blocco, non è direttamente imputabile alla Amm.ne di questo Istituto, lo è invece la completa mancanza di tutela e di valorizzazione per le professionalità, precarie e sottoinquadrate, attualmente in forza all’Istituto. Nel medesimo documento si può infatti leggere quale sia l’assurda impostazione con cui l’Amm.ne vuole portare avanti questi concorsi.
Facciamo presente che il personale precario, 456 lavoratori al 31 dicembre 2003, ammonta a circa il 20% del totale dei lavoratori dell'Istituto. Nei due anni di gestione Biggeri il numero è salito in valore assoluto di 177 unità, ossia più dei posti messi a concorso.
Questo 20% di lavoratori precari è per lo più concentrato nei settori e tra i livelli considerati
strategici - dalla medesima Amm.ne- per la produzione statistica (circa il 60%).
Inoltre un numero di lavoratori a tempo indeterminato pari al 5% ricopre incarichi e svolge mansioni di livello superiore all'effettivo inquadramento con cui sono stati assunti.
Questa tornata concorsuale, che arriva dopo anni di assenza di procedure per l’immissione in ruolo dovrebbe, almeno stando alle dichiarazioni dell'Amm.ne dell'Istituto, porre rimedio
all'ormai esplosivo problema del precariato. Infatti l'Amm.ne è ben conscia dell'importanza strategica del personale precario, in forza all'Istituto in taluni casi anche da 7 anni, senza il quale non sarebbe possibile garantire l'ordinario svolgimento delle attività di produzione di
statistica pubblica.
Nonostante ciò, la Presidenza di questo Istituto, con delle modalità che solo superficialmente possono apparire inspiegabili, si rifiuta di prendere in considerazione misure atte quantomeno a tutelare le suddette professionalità.
Per completezza vi inviamo in allegato anche una bozza del documento che i lavoratori precari dell’Istituto hanno predisposto, contenente una serie di “domande scomode” per questa Amm.ne.
Il quadro che emerge è quello di una gestione che, a parole, elogia il personale -“di qualità elevata e viene considerato tra i migliori al mondo” (cfr. intervista), mentre nei fatti si muove per perpetuare i percorsi di precarizzazione e di sottoinquadramento in un settore di importanza vitale come è quello della statistica pubblica.
Il Coordinamento dei precari Istat
dal manifesto 18.02.2004
Precari accusano Istat
Il coordinamento dei precari dell'Istat in riferimento ad un'intervista al presidente dell'Istituto di statistica, pubblicata da Repubblica martedì scorso, smentisce la notizia per cui l'Istat avrebbe predisposto un piano per 316 nuove assunzioni entro gennaio 2005. Il piano concorsuale riguarderebbe 174 posti, di cui solo 124 potranno essere effettivamente assunti entro ottobre 2004, e gli altri a partire dal gennaio 2006. Il coordinamento denuncia inoltre la a mancanza di tutela e di valorizzazione per i precari che rappresentano circa il 20% dei lavoratori e sono concentrati nei settori strategici dell'Istituto.
ASSEMBLEA DEI LAVORATORI ISTAT 19.02.04 ore 10.00 via Balbo
GIOVEDI' 19 FEBBRAIO ORE 10.00
AULA MAGNA DI VIA BALBO
AGGUERRITA ASSEMBLEA DEI
LAVORATORI ISTAT
ULTIMA CHIAMATA:
facciamo valere i nostri diritti, la nostra
professionalità e l'esperienza maturata in Istituto,
per i nostri interessi e nell'interesse
dell'informazione statistica nazionale !!!!
Diciamo BASTA !
VOGLIAMO UN FUTURO !
Come emerso dall'incontro del giorno 11 Febbraio 2004 tra il Presidente Biggeri e il sindacato USI/Rdb, questa amministrazione continua ostinatamente e vergognosamente a percorrere la strada dei concorsi senza tener conto delle esigenze di noi lavoratori chiamati in causa in prima persona. Una rappresentanza del coordinamento precari ha partecipato all'incontro presentando all'ufficio di presidenza di questo Istituto le linee guida per il nuovo regolamento che garantisca il personale precario in questa situazione di particolare straordinarietà. Il Presidente Biggeri accompagnato dal dott. Bartolotta, si e' assunto personalmente la responsabilità di far uscire in tempi brevissimi (si parla di 10 giorni al massimo) i concorsi pubblici previsti che quindi non usufruiranno di un eventuale nuovo regolamento.
Partecipiamo in massa alla assemblea della prossima settimana
e urliamo il nostro NO.
da Metro del 9.2.2004
Metro, pagina 14:
Dom. Chi si occuperà di queste persone [si sta parlando di lavoratori precari],quando si vedranno rifiutare l'erogazione del mutuo perché non hanno una busta paga fissa?
Risp. Non posso preoccuparmi di chi non è abbastanza bravo da non potersi comprare la casa. Io non ci posso fare niente.
|
Per chi volesse scrivere a: Maurizio Sacconi: sottosegretariosacconi@welfare.gov.it |
Comunicato CGIL CISL UIL 6.2.2004
Su richiesta di CGIL CISL e UIL, si è tenuto il 4/2/2004 l'incontro con il Presidente Biggeri sulle procedure concorsuali. In apertura queste organizzazioni sindacali hanno criticato l'operato dell'amministrazione per la scarsa chiarezza, nonché per il modo solitario, con cui sta procedendo sull'argomento. Hanno ribadito la loro contrarietà all'uscita di qualunque bando di concorso, senza aver prima consentito quel confronto sui criteri, più volte annunciato e mai realmente concesso, e aver concordato sulle modalità esplicative di detti concorsi. In tal senso hanno chiesto di aprire il confronto, al fine di risolvere i problemi ancora aperti.
Il presidente ha ribadito la volontà di dar corso a tale confronto prima di qualunque emanazione di procedure concorsuali e ha fatto presente che i bandi di concorso sarebbero quasi pronti. Ha invitato le parti ad entrare nel merito dei problemi ed è passato poi ad illustrare i criteri generali:
1. Per i requisiti di accesso al III livello, la soluzione prospettata è quella di una commissione per la certificazione dell'attività di ricerca o tecnologica svolta all'Istituto, che valuterà anche l'attività prestata dal personale non appartenente al profilo di ricercatore o tecnologo. Eventuali deroghe al requisito dei tre anni per l'accesso, potrebbero essere introdotte con un regolamento.
2. L'eventuale preselezione sarebbe prevista per il profilo di CTER;
3. L'esperienza fatta in ISTAT può dare fino al 33% del punteggio dei titoli, che può diventare anche il 50% del totale.
4. Le prove d'esame, secondo l'interpretazione restrittiva dell'Istituto, saranno 2 scritte e una orale. Le due scritte verteranno una sulla statistica ed una a scelta fra una rosa di temi inerenti l'attività dell'Istituto. Il colloquio tratterà temi relativi alle prove scritte.
5. Sulla possibilità di individuare ulteriori aree concorsuali, il presidente ha manifestato la volontà di non modificare quelle già individuate, ma di garantire a tutti pari opportunità, attraverso la formulazione di più tracce di temi per le prove scritte.
6. Le graduatorie saranno ampie e resteranno aperte, al fine di consentire il massimo di assunzioni, indipendentemente dal numero dei posti messi a concorso.
CIL CISL e UIL hanno in materia formulato le seguenti richieste, al fine di garantire al massimo il personale interno:
1. La possibilità di considerare il requisito dell'accesso, i famosi tre anni, già assolto per coloro che sono attualmente inquadrati a tempo determinato, nei profili di ricercatore e/o tecnologo;
2. Consentire, al personale non appartenente al III livello, di partecipare ai concorsi per tale livello, attraverso il riconoscimento dell'attività prestata, ai fini del requisito d'accesso, dalla commissione di valutazione proposta dall'amministrazione;
3. Eliminare la preselezione e introdurre ulteriori prerequisiti per l'ammissione al concorso;
4. Ridurre a due le prove d'esame: una scritta ed un colloquio;
5. Verificare la possibilità di introdurre ulteriori aree concorsuali e predisporre ulteriori tracce di temi al fine di dare pari opportunità a tutte le specifiche competenze professionali dell'Istituto, comprese quelle degli UU.RR..
Su queste richieste l'amministrazione si è riservata di fare gli approfondimenti necessari e di far conoscere i propri orientamenti. Le Organizzazioni sindacali considerano aperto il confronto e si riservano il giudizio definitivo sulle procedure concorsuali, sulla base delle risposte dell'amministrazione e delle valutazioni dei lavoratori.
SNUR CGIL ISTAT CISL FIR ISTAT UIL PA UR
ODG sui concorsi del Coordinamento Nazionale ISTAT (SNUR CGIL)
Il Coordinamento Nazionale ISTAT, riunito il 2/2/2004, denuncia il ritardo e l’incertezza con cui l’Amministrazione si sta muovendo sulla cruciale questione del riassorbimento del personale con contratto a tempo determinato nei ruoli dell’Istituto.
A fronte di una più volte sbandierata disponibilità nei confronti delle richieste del personale e delle OO.SS., culminata nell’asserita volontà di dar seguito al piano triennale del fabbisogno del personale mediante la pubblicazione di bandi di concorso, da espletarsi nel più breve tempo possibile, si assiste ad un atteggiamento, sia formale che sostanziale, contraddittorio che di fatto rinvia sine die l’emanazione dei bandi.
La disponibilità ad aprire un confronto sui criteri necessari per dare garanzie e tutele ai lavoratori a tempo determinato e al personale interno, è stata finora elusa.
Il Coordinamento ISTAT ribadisce le posizioni espresse nel comunicato unitario del 21/1 u.s. e ritiene che non esistano le condizioni per l’emanazione di bandi di concorsi, così come prospettata nell’informativa fornita il 20 gennaio dalla D.G., in assenza di un approfondimento sui criteri e di una successiva verifica con i lavoratori. In assenza di queste condizioni, si riserva di proporre forme di mobilitazione a sostegno delle giuste richieste dei lavoratori interessati.
A nostro parere i criteri dei concorsi dovranno prevedere:
1) nessuna eventuale preselezione per il personale interno;
2) l’attività svolta all’Istituto come elemento valutabile per l’accesso ai concorsi per ricercatore e tecnologo, in modo da consentire al personale non proveniente da questi profili ed in possesso del diploma di laurea, la partecipazione ai concorsi;
3) l’attività svolta all’ISTAT deve avere congrua valutazione nei titoli, pari almeno ad un terzo del totale del punteggio;
4) limitare al massimo le prove d’esame ai concorsi: una prova scritta per ricercatori e tecnologi e una prova a quiz con risposta multipla per i CTER;
5) aumento delle aree concorsuali per tutti i profili, fra cui va prevista quella degli UU.RR., al fine di garantire tutti i settori dell’Istituto, anche quelli spesso penalizzati nelle prove concorsuali; l’eventuale prova scritta deve consentire lo svolgimento di più tracce relative alle specifiche attività dell’ente;
6) liste di idoneità ampie e aperte;
7) la possibilità di rivedere il numero dei posti a concorso per il profilo di cter, che è ancora insufficiente.
Il Coordinamento ISTAT è favorevole all’emanazione di un regolamento per le assunzioni, anche se ritiene che gli stessi obbiettivi si possono raggiungere in sede di definizione dei criteri per i concorsi. Il regolamento, se posto in alternativa alla programmazione dei concorsi, potrebbe rischiare di allungare i tempi, senza dare garanzie sul piano dei contenuti.
Il Coordinamento è impegnato a rappresentare tale posizione a CISL e UIL, oltre che all’Amministrazione, al Coordinamento dei precari e a quello dei CTER laureati, al fine di rafforzare sempre più l’azione di tutela e garanzia del sindacato nei confronti di tutti i lavoratori..
Roma, 2/2/2004
Ordine del giorno approvato dal
Coordinamento Nazionale SNUR – CGIL ISTAT
Comunicato Lavoratori ISTAT - Assemblea 27.01.2004
stop precarietà
concorsi sì, ma x chi?
L’affollata assemblea di lavoratori precari e a tempo indeterminato tenutasi martedì 27/01 nell’aula magna di Via Balbo ha discusso e stabilito quanto segue.
-
A dispetto di quanto qualcuno va dicendo nei corridoi, i lavoratori dell’ISTAT, non solo vogliono i concorsi, ma li pretendono.
-
Ribadiamo che l’obiettivo deve essere l’immissione in ruolo di tutti i precari. E’ indubbio che il concorso pubblico è uno strumento estremamente limitato, per cui riteniamo necessaria una soluzione straordinaria per un problema straordinario come quello del precariato.
-
Nonostante ciò pretendiamo, in tempi brevi, che questa tornata concorsuale sia utilizzata appieno per porre un freno ai processi di precarizzazione interni a questo istituto.
-
A questo scopo, vogliamo concorsi trasparenti, in cui le professionalità acquisite, la posizione già ricoperta, gli anni di servizio dei lavoratori a tempo determinato e dei colleghi interni a tempo indeterminato sotto -inquadrati, vengano valutate in maniera adeguata, con criteri definiti e non attraverso strumenti discrezionali.
-
La stesura tempestiva di un regolamento per le assunzioni, risulta l’unico serio strumento per disciplinare procedure concorsuali che siano realmente in grado di portare una, se pur minima, risposta alle esigenze espresse dai lavoratori precari e sotto inquadrati.
-
Non crediamo all’allargamento delle liste di idonei, finché sussiste il problema dei precari idonei a precedenti concorsi.
-
Respingiamo la proposta di riaprire nuove procedure di reclutamento (e-recruitment) se non inserite nel quadro di una pianificazione pluriennale della gestione delle assunzioni.
-
A seguito dell’asserita inapplicabilità del D.lgs 368/01 si chiede che non venga più effettuata l'interruzione dei 20 giorni in caso di rinnovi contrattuali la cui durata abbia superato i tre anni.
diritto al futuro per tutti i livelli e le professionalità presenti in ISTAT
L’Assemblea dei Lavoratori ISTAT del 27.01.2004
Assemblea L.A.S.E.R. ricercatori precari 10.2.2004
La difesa della ricerca pubblica compare in tanti appelli che circolano contro la legge delega del ministro Moratti sull'universita'. Mobilitarsi contro la legge delega potrebbe diventare un boomerang se significa solo difendere lo status quo, in cui molte innovazioni morattiane sono gia' un dato di fatto.
Dopo la diffusione della legge delega sull'universita' del ministro Moratti, si moltiplicano le proteste dei ricercatori e dei docenti, colpiti duramente dalla precarizzazione del lavoro che introduce la riforma. La "novita'" dei ricercatori co.co.co. e dei professori a tempo determinato, in realta', sancisce l'esistente: gia' nel sistema attuale, infatti, le assunzioni a tempo indeterminato dei ricercatori avvengono con il contagocce e la stragrande maggioranza di essi vive di contratti a brevissima scadenza.
L'attacco ai diritti che il governo Berlusconi sferra su piu' fronti
(dalle pensioni alla scuola) ha pero' creato nel paese un clima di
insoddisfazione che induce alla protesta le categorie piu' mansuete.
Cos? finiscono per mobilitarsi, creare sigle, addirittura occupare
rettorati (come ? successo alla Sapienza il 5) i precari peggio pagati e i baroni piu' panciuti, spaventati da ogni cambiamento e affezionati a poteri costruiti in decenni di riunioni, consig li, commissioni con cura certosina. Nei laboratori non si contano piu' gli appelli in difesa della ricerca pubblica, minata da una flessibilit? di stampo aziendale, da politiche per la formazione al ribasso e da finanziamenti pubblici ridicoli, che le imprese non hanno mai compensato.
Tuttavia, indicare nel ministro Moratti il principale responsabile
dell'attuale situazione e' disonesto, soprattutto se a farlo e' chi ha
governato fino a tre anni fa. Difatti, il tormentone "double face"
dell'autonomia universitaria (da difendere o attaccare secondo la moda)
non e' certo iniziato oggi, e da anni i programmi di ricerca piu'
finanziati sono quelli che dimostrano maggior spendibilita' commerciale, in termini di innovazione e di brevetti: basta leggere i bandi per i finanziamenti europei per accorgersene. Anche dal punto di vista degli studenti, la transizione europea verso un'organizzazione universitaria di stampo anglosassone non e' stata decisa ieri ad Arcore ma a Bologna nel 1999, e la proliferazione di stage (rigorosamente non pagati) nelle aziende per gli studenti che rimangono all'universita' oltre i tre anni del bachelor mostra quale servizio l'universita' renda oggi alle aziende. Se questo e' il contesto, come stupirsi se anche i diritti dei ricercatori vengono attaccati in nome dell'efficienza e della flessibilita'?
Le lotte che agitano accademia ed enti di ricerca non possono dunque
fermarsi in mezzo al guado, accettando la privatizzazione della formazione e della ricerca solo finche' tocca gli studenti e i malati
del terzo mondo, quelli che davvero pagano il prezzo dei brevetti. La
critica alle riforma in discussione oggi, per essere onesta e coerente,
dovrebbe riguardare anche le riforme degli anni passati, osteggiate da
movimenti studenteschi sempre pi? deboli (gli studenti non sono piu'
quelli di una volta, letteralmente) ma caldeggiate anche da molto
personale universitario di sinistra. Occorre quindi rimettere in disc
ussione del significato di universita' "pubblica", ricerca "pubblica",
sapere "pubblico": la difesa del "pubblico" da parte dei ministri di
vario colore, come si e' visto, ha significato in realta' una privatizzazione strisciante, che ha introdotto mercato e precarieta'
senza leggi ne' deleghe.
Un servizio "pubblico" deve offrire diritti e garanzie sia a chi lo
produce o lo produrra' (nel caso, i ricercatori e gli studenti) che a
chi ne usufruisce, ovvero la societa' tutta (e non solo le aziende). Sul tema delle garanzie per i ricercatori, occorre avere il coraggio di
entrare nei laboratori e, con un lavoro di inchiesta, verificare quali
siano le condizioni del lavoro di ricerca: si osserveranno giovani
studenti (laureandi o dottorandi) che frequentano stage nelle aziende,
svolgono ricerca e assicurano la didattica, non retribuiti o con salari
miserrimi. E dei ricercatori, si e' gia' detto. Proprio nei giorni
scorsi una ricercatrice del policlinico di Roma, Emilia Co sta, ha
pubblicato un'indagine europea sul mobbing. Per quanto riguarda
l'Italia, l'Universita', insieme alle banche, e' il luogo di lavoro da
cui provengono il maggior numero delle denunce. La legge delega
interverra' su un ecosistema già degradato, dunque.
Per ovviare a questa situazione, chi si oppone alla Moratti spesso
rivendica corporativamente il ruolo strategico della ricerca scientifica
per la competitivita' del sistema-paese. Ma cos? facendo dimentica che
proprio in nome della competitivit? vengono di solito aboliti i diritti
e le garanzie: accettarne la logica rifiutandone gli effetti non
portera' buoni frutti, in termini sindacali. Piuttosto, e' auspicabile
che i ricercatori rifiutino il ruolo speciale che viene loro attribuito
(l'elite intellettuale), e interpretino la propria funzione sociale alla stregua di altri precari, dai tranvieri agli operatori dei call center, nell'economia attuale in cui la conoscenza e' merce.
"Pubblico", poi, vuol dir e a disposizione di tutti. Cio' collide con
l'impulso che ogni riforma universitaria e ogni ministro, da ultimo
Stanca, danno alla produzione di brevetti industriali da parte delle
aziende. Anche senza citare il genocidio farmaceutico, una letteratura
ormai ampia dimostra come brevettare la ricerca spesso la soffochi,
alzando i costi della partecipazione al dibattito scientifico. Gia' oggi molti laboratori devono tener conto del costo dei brevetti da pagare al momento di scegliere una linea di ricerca. Ma pochi tra gli attuali difensori della ricerca pubblica si mossero, ad esempio, quando l'Europa minacciava di estendere i brevetti al software, con la legge che portava la firma dei laburisti. D'altronde, basta leggere le statistiche disponibili in rete per rilevare che proprio negli enti in cui il precariato e' piu' diffuso (si veda l'esempio dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia) ricerca pubblica e industria vanno a braccetto e i brevetti fioccano, per quanto i n umeri rimangano inferiori a quelli statunitensi.
"Difendere la ricerca pubblica", lo slogan del momento, richiede una
nuova idea di ricerca pubblica, basata sulla circolazione delle
conoscenze e non sulla competizione per brevettarle. Mobilitarsi contro
la legge delega, dunque, potrebbe diventare un boomerang se significasse difendere lo status quo, in cui le innovazioni morattiane sono gia' un dato di fatto. L'assemblea dei ricercatori precari che si svolgera' alla Sapienza il 10 febbraio sara' un nuovo momento di confronto su questi problemi.
L.A.S.E.R., Sapienza Pirata











Ultimi commenti