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    De.licio.us
    Archivio Novembre 2004

    dal manifesto 5/11 - 2

    di (05/11/2004 - 16:02)

     Una flexsecurity in nome della lotta alla precarietà
    Per parlare con Frankie di Milano ci vuole pazienza. Non Lavora con un furgone e consegna pacchi per la città lombarda, così, quando è avvenuto il primo contatto, ha subito specificato che non poteva poteva parlare perché era alla guida e di richiamare più tardi. Frankie è una figura storica dei Chainworkers di Milano, il gruppo che per primo ha cominciato a porre l'attenzione su come era cambiata la faccia sociale del mercato del lavoro di Milano, partendo dal dato empirico che di precari ce ne erano sempre più in giro. «Con la legge 30 si sono moltiplicate le forme contrattuali e così può accadere ciò che è accaduto a me: lavoro tre, quattro ore, poi rimango fermo, ma devo essere comunque disponibile alla chiamata dell'impresa. E questo può capitare la sera, il sabato, la domenica». Alla domanda se ci sarà alla manifestazione di domani, comincia a raccontare di come a Milano la discussione ha sedimentato una consapevolezza sulla precarietà. «Noi di chainworkers siamo convinti che bisogna fare una battaglia per ridurre il ventaglio di forme contrattuali, perché così possiamo tutelarci dal completo arbitrio delle imprese. Poi abbiamo avviato un discorso che chiamiano di flexsecurity, cioè un insieme di diritti sociali, sindacali che vanno previsti per i precari. Tutto questo non significa che questa sia l'unica strada da percorrere, perché la precarietà non riguarda solo il lavoro, ma tutta la vita, anche se questa è oramai interamente plasmata dal lavoro. Ti dicevo della sedimentazione di consapevolezza. In sei mesi ci sono stati `Incontrotempo' a Roma, `Global Beach' a Mestre e `No work a Milano', mentre su alcuni liste di discussione, come Precog, sono intervenuti moltissimi precari. Sono stati momenti importanti di incontro e discussione. E' questa la strada da seguire, perché dobbiamo puntare all'elaborazione di un punto di vista nostro sulla precarietà, rispettando approcci diversi. E' questa la nostra ricchezza. Se poi qualcuno sostiene che rischiamo di venire stritolati dal centrosinistra, ti rispondo che i rischi si evitano se ci sta la volontà di non farsi immbilizzare da essi. Per questo, più cresce la nostra rete meglio è» 
     

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    dal manifesto 5/11

    di (05/11/2004 - 16:01)

     Da Roma a Milano, da Napoli a Palermo voci dall'universo della precarietà
    Una dannazione part time
    Legge 30, crisi del welfare state, privatizzazione del sapere, diritto alla casa. Temi di chi precario lo è da sempre e di chi lo è diventato da poco. Ma tutti alla ricerca di luoghi di incontro per trovare la via d'uscita dalla flessibilità imposta per legge. E domani manifestazione nazionale a Roma
    BENEDETTO VECCHI
    Ogni volta che si parla di precarietà il termine si arricchisce di argomenti, vite vissute, bisogni, desideri. Si parte naturalmente dalla proliferazione delle forme di rapporto di lavoro a tempo determinato previste dalla legge 30, per poi passare alla lenta, ma costante erosione dei servizi sociali, alla casa, al carovita, alla progressiva dismissione della scuola pubblica. Insomma, la precarietà non riguarda solo il lavoro, ma il vivere in società. Se poi a parlarne sono attivisti, lavoratori a tempo determinato, studenti universitari il discorso assume il sapore di una analisi critica e spietata di come si vive (male) in Italia. Zygmunt Bauman, scrivendo di precarietà, ha detto che è il buco nero delle società capitalistiche in cui precipitano esistenze, forme di vita, alimentando un disperante senso di fragilità individuale e collettiva che spesso si traduce in rabbiose richieste di sicurezza. Ma questa traduzione di precarietà in «politica securitaria» non appartiene certo a chi considera questa condizione il risultato di precisi rapporti sociali che conducono a uscire di casa, lavorare tre, quattro ore e poi rimanere disponibile fino a quando non serve all'impresa. Il risultato è una giornata lavorativa allungata all'infinito, senza che si accresca di un euro la retribuzione.

    Dopo la MayDay

    Eppure, una condizione così diffusa - l'Istat continua a sfornare dati che attestano che precari sono oramai quasi un terzo del totale della popolazione attiva - non ha dato vita a movimenti sociali consistenti. Questo, per rimanere in Italia, almeno fino al maggio scorso, quando a Milano si sono incontrate oltre centomila persone per la MayDay. Da allora, si sono moltiplicati incontri, seminari per mettere a fuoco temi, argomenti che potessero diventare patrimonio comune di coloro che si battano contro la precarietà. «E' la cruna dell'ago dove passare. D'altronde è l'unica cosa che possiamo fare, visto che noi precari lo siamo da sempre», afferma Francesca, mediattivista di Roma. E domani per i precari sarà una giornata importante, perché si incontreranno a Roma, per una giornata di mobilitazione contro il carovita, per il reddito indetta dalla «Rete per il reddito».

    «Sabato sarà una giornata di incontro e di comunicazione su questo tema - continua Francesca -. E' essenziale che tutti noi precari mettiamo in comune le nostre esperienze, i nostri vissuti, le nostre parole d'ordine. Inoltre, è una giornata di iniziativa. Ad esempio, faremo delle azioni contro il carovita». E infatti, nel manifesto di convocazione della giornata, firmato ironicamente «Grande alleanza precaria», si legge che una numerosa delegazione di ispettori di tale alleanza si presenteranno in alcuni supermercati per verificare che venga attuata la riduzione del settanta per cento sui prezzi al pubblico.

    Ma importante è anche capire qual è lo sfondo su cui si muove la giornata di sabato. Per Dario, del laboratorio occupato di Roma Acrobax, «i precari non sono i nuovi poveri a cui dare un po' di elemosina alla fine del mese. Io, ad esempio, ho aspettative molte alte sulla qualità della vita. Quando occupo una casa, rispondo sì a un bisogno, ma per me vuol dire anche liberare il mio tempo, visto che così non sono assillato dal problema di fare un secondo o terzo lavoro precario per pagare un affitto proibitivo. Inoltre, ho molto più tempo per valorizzare la mia attività sociale».

    «Per la prima volta da anni ho assistito a due fenomeni che mi hanno molto colpito. Occupazioni delle case ce ne sono sempre state a Roma e continueranno ad esserci - afferma Rafael, sempre di Acrobax -, ma questi anni sono stati anche gli anni in cui gli immobili di molti enti sono stati messi in vendita e molti degli affittuari hanno cominciato a dire basta. E sono sempre loro, i `cartollarizzati' che hanno cominciato a parlare di precarietà, di come affrontarla e di come risolverla tutti quanti assieme. L'altro fenomeno riguarda il mondo dei militanti o degli attivisti. Gran parte di noi è precaria. La battaglia contro la legge 30 o per il reddito o per l'accesso al sapere ha il sapore di come cambiare la nostra condizione esistenziale e materiale. Due fenomeni che ci costringono a pensare a come autorganizzarci».

    Il nodo dell'organizzazione è sempre il primo intoppo che ogni movimento sociale di trova di fronte. Può accettare la scommessa di scioglierlo oppure no. «Massima innovazione su come si costruisce l'azione politica e come comunicarla all'esterno», taglia corto Alessio di Palermo.

    Ma se per questa galassia del precariato diffuso è al declino l'epoca dei portavoce, neanche il modello organizzativo sindacale calamita su di sé molto interesse. «In questi mesi abbiamo lavorato molto con tutto il sindacalismo di base - afferma Mario della Rete campana per il reddito garantito -. Anzi, va detto che quella di domani è una manifestazione che vedrà una partecipazione attiva del sindacalismo di base. Ma io parto da un altro punto di vista. La battaglia contro la legge 30 è giustissima, ma poi scopri anche se uno è un disoccupato, il modello sindacale è inadeguato e che vanno pensate altre soluzioni organizzative. Qui a Napoli, ad esempio, precarietà fa rima con disoccupazione. Ed è difficile pensare a un modello organizzativo sindacale per chi fa due, tre lavori `in nero', risultando sempre e formalmente un disoccupato. Io ritengo che la battaglia sul reddito vada fatta. Certo, non mi piacciono le leggi presentate in parlamento o approvate, come quella della regione campana: sono tutti interventi legislativi assistenziali e discrezionali. Il reddito, invece, deve essere per tutti: vogliamo i soldi, ma anche servizi sociali gratuiti, la casa. Insomma - conclude Mario - la mia, nostra battaglia è per il reddito, i saperi e i sapori».

    «Il mondo - sostiene Rankis della rivista Infoxoa - è molto cambiato da alcuni anni a questa parte. Da Seattle in poi, abbiamo visto movimenti sociali che hanno contestato i potenti della guerra come potevano, ma non sono riusciti molto a cambiare la vita dove lavoriamo, amiamo, abitiamo ogni giorno. Ora è arrivato il tempo di partire proprio da dove viviamo, non per un romantico invito di ritorno al locale ma perché è a Roma o in un'altra città o paese che c'è la cartollarizzazione, la privatizzazione del welfare state. Viviamo d'altronde in un'epoca di forte frammentazione sociale. Il problema allora è trovare luoghi e modalità per comunicare i conflitti sociali che ci sono e quelli ancora da costruire. Negli ultimi due anni ci sono stati Scanzano, Melfi, gli autoferrotranvieri, l'Alitalia, la MayDay, ora Acerra. Ci siamo accorti che, al di là delle diversità dei contesti sociali e locali, c'era una senso comune diffuso che guardava la realtà attraverso la lente di ingrandimento della precarietà. E così abbiamo cominciato a parlarci, a stabilire punti di contatto tra noi. Può sembrare poco di fronte a come funziona i mondo, ma forse, più che muoverci per campagne d'opinione e mediatiche, è questa la strada da imboccare».

    Ma i precari «nuovi» si sono presentati anche con il volto ammiccante di San Precario, un'icona riconosciuta da tutti come esemplificativa di una condizione generalizzata.

    L'icona di San Precario

    «San Precario non va visto come un'icona che sostituisce l'iniziativa politica», sbotta Francesca. «San Precario - afferma invece Francesco di Sapienza Pirata - esprime una potenza immaginativa dei precari. E' urgente la costruzione di uno spazio pubblico dove parlare di questa bestia nera che è la precarietà, di come organizzarci per la riappropriazione del sapere. E' quindi importante che sulla precarietà prendano la parola gli studenti, i ricercatori a contratto e tutti gli altri precari della produzione diffusa. In questi anni i movimenti sono riusciti a esprimere un'alterità e una radicalità nel contestare il mondo così come è. E noi vogliamo ripartire dalla convinzione che l'azione politica non si riduca a una mera testimonianza».

    La scommessa è stata dunque lanciata. E domani a Roma ci saranno loro e i tanti - dell'Istat, della Vodaphone, dell'università, gli operatori sociali, le tute blu a tempo determinato, i cognitari - che nel ventre della bestia ci sono già e possono dire molte cose su come combatterla.

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    precari news 32

    di precaristat (05/11/2004 - 15:53)

     6/11 in piazza a Roma: Reddito x tutti, Guerra x nessuno. Street Parade h 14 piazza Esedra
    Grande Alleanza Precaria, Comunicato e manifestino, Manifesto grande
    Treni e pullman, Treni
    Da Torino 4/11 verso il 6/11 a Roma
    Da Milano - ACtion
    Dal Nord Est: CS Rivolta
    Da Bologna, treni
    Roma: tutti in piazza con San Precario
    Roma: Coordinamento cittadino lotta per la casa
    Ostia: Vittorio Occupato
    Da Napoli in treno
    Da Salerno la rete x il reddito, San Precario vs carovita
    Da
    Salerno coi pullman RdB/CUB
    Da Bari - Lowcoast
    Da Palermo - ex Carcere
    COBAS
    RdB/CUB

    Sicilia
    Regione stabilizza 3.470 precari

    Toscana
    Prometeo: gli sportelli per i precari dei confederali

    Venezia
    Ceffetteria in sciopero

    Scuola e Università
    Agitazioni a Torino 9/11
    Assemblea della Rete Nazionale Ricercatori Precari 7/11
    Lo sconcerto dei rettori di fronte alla Finanziaria
    UNICOBAS: imbavagliati contro la Moratti 3/11

    Cinema
    Marco Pressi e San Precario (Bifo)

    Fonti:
    Indymedia, RedLab, Laboratorio Diana, AdnKronos, Global Project, Rekombinant, Ricercatori Precari, Il pane e le rose, RdBCUB, CentoMovimenti, Ansa, San Precario

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