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    Archivio Novembre 2004

    dal manifesto 6/11

    di (06/11/2004 - 16:03)

     MANIFESTAZIONE
    I dannati a tempo determinato
    Oggi a Roma giornata nazionale di lotta alla precarietà
    BENEDETTO VECCHI
    Il conto alla rovescia è iniziato e la macchina organizzativa è in piena attività. Si tratta della «giornata nazionale di iniziativa contro la precarietà» che culminerà oggi pomeriggio con una manifestazione nazionale/street parade a Roma (partenza alle 14 da piazza della Repubblica). Tutti pronti a prendere i treni e i pullman per arrivare nella capitale, anche se c'è un problema da risolvere: TrenItalia vorrebbe far pagare il biglietto, molti precari no, perché ritengono che il «diritto alla mobilità va garantito». Bisognerà vedere come andrà a finire. Il corteo di oggi comunque, voluto dalla «rete nazionale per il reddito», ma che ha visto l'attiva partecipazione e adesione di sindacati di base (Cub-Rdb e Cobas) e di una galassia di gruppi di precari, associazioni, comitati di disoccupati, non esaurisce però la giornata perché, come si legge in un documento, il «sei novembre vuol essere un momento di comunicazione sulla precarietà, intesa nel senso ampio della parola». Da qui l'idea di uno «shop surfing» mattutino, cioè un'iniziativa contro il carovita all'insegna del motto «saperi e sapori».

    C'è, dunque, chi mette l'accento sugli effetti perversi della legge 30. Un tema caro al sindacalismo di base, anche se l'ampio ventaglio dei gruppi che hanno sottoscritto il documento di convocazione della manifestazione concorda nel ritenerla una legge che ratifica la precarietà come condizione naturale nei rapporti di lavoro, attraverso una proliferazione delle forme contrattuali. Ma ci sono gruppi di base che sottolineano che precarietà vuol dire anche erosione del welfare state; oppure privatizzazione della formazione scolastica. E l'elenco potrebbe continuare.

    Difficile, inoltre, fare una fotografia precisa di chi parteciperà alla manifestazione. Ci saranno i lavoratori precari delle grandi catene commerciali, gli operatori dei call center, i ricercatori universitari a contratto, i gruppi oramai noti dell'Istat e della Vodaphone; i disoccupati del nord e del sud. E anche qui l'elenco potrebbe continuare a lungo, compresa l'adesione alla manifestazione che è arrivata dal segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini.

    Nei mesi e nelle settimane scorse ci sono state tantissime iniziative locali per preparare la giornata di oggi. Incontri (Incontrotempo a Roma, No work a Milano), seminari, assemblee, autoriduzioni dei biglietti dei cinema (Bologna), distribuzione di testi universatari fotocopiati per rispondere all'aumento dei libri (Roma), riduzione unilaterale nei supermercati (Afragola), apertura di una trentina di centri di San Precario in molte città italiana per dare un luogo di incontro e di aggregazione per una figura lavorativa che spesso è mobile nelle città.

    E questa centralità data alla comunicazione non solo è tanto nel rapporto con i media, ma quella più difficile della propria condizione e delle proprie esperienze ritornerà anche oggi. Ad esempio durante le fermate che i treni faranno per arrivare a Roma sono previsti momenti di informazione (Bologna). Poi Global Radio manderà in diretta la giornata di oggi.

    Il sei novembre, ripetono continuamente gli organizzatori, è solo un momento di passaggio per la costruzione di una stabile iniziativa sulla e contro la precarietà. E questo senza cancellare le differenze esistenti, sia che si parli di flexsecurity, di lotta per la casa, delle rivendicazione di reddito. Oppure di chi preferisce parlare di una continuità tra la giornata di oggi e il «movimento antiliberista» di questi anni (Cobas) o del necessario cambiamento di pelle di quello stesso movimento che lo faccia uscire dall'angolo della pura testimonianza (i disobbedienti legati al Global Project). Oppure di chi sottolinea la scommessa rappresentata dalla costituzione di un movimento sociale contro la precarietà: «è la nostra cruna dell'ago da passare. E siamo intenzionati a passarla».

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