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    Archivio Novembre 2004

    dal manifesto 7/11

    di (07/11/2004 - 16:06)

     San Precario benedice la Gap: 30 mila in piazza
    «Reddito per tutti e guerra per nessuno», sfila a Roma la Grande alleanza precaria. Che fa anche la «spesa sociale» in un ipermercato e alla libreria Feltrinelli
    ANGELO MASTRANDREA
    ROMA
    Una processione techno, alla testa San Precario, rivoluzionario con la bandana e la tuta arancione o vestito d'azzurro con l'aureola come un santo normale e sei braccia «perché devi fare sei lavori per avere un solo stipendio». E una giornata di shop surfing, «spesa sociale» in un ipermercato sulla via Tiburtina, contro il carovita, ma anche nella libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Carrelli di viveri che vengono distribuiti all'esterno del supermercato e spesa omaggio o a prezzo ridotto anche per qualche acquirente di passaggio nella mattinata, libri, cd e dvd gratis nel pomeriggio. Sfila nella capitale il mondo del precariato autorganizzato, lavorativo e non solo, frutto del pacchetto Treu prima e poi della legge Biagi che hanno polverizzato i rapporti di lavoro in contratti co.co.co. e ora a progetto, a chiamata e così via dicendo. Ma anche del carovita che spinge tanti giovani a «reclamare reddito», e single, famiglie e migranti a occupare un'abitazione, fosse anche solo per riappropriarsi di una fetta di reddito. E' la rete del precariato sociale, quella che da qualche anno si sta autorganizzando, si incontra in spazi occupati come il laboratorio Acrobax di Roma e si manifesta ogni primo maggio a Milano, e che riesce a tenere insieme culture anche profondamente diverse tra loro. I giovani dei centri sociali e gli storici disoccupati organizzati di Napoli, Acerra e Palermo, ricercatori universitari e precari dei call center, i lavoratori socialmente utili e il movimento romano di lotta per la casa, gli occupanti di case di Action e gli studenti di Sapienza pirata, disobbedienti di Global project e sindacati di base come Rdb-Cub che hanno scommesso molto su questo mondo e Cobas, Giovani comunisti che con il segretario Michele de Palma parlano di «precarietà e carovita» come «questioni centrali per le nuove generazioni» e Verdi che a loro volta lisciano il pelo ai precari con la proposta in Parlamento di un reddito sociale di cittadinanza, nonché realtà più piccole come ad esempio il Collettivo cooperatori sociali di Napoli. Un soggetto tanto nuovo quanto eterogeneo, questa Grande alleanza precaria (Gap), come si era denominata dopo aver rischiato di scendere in piazza in contemporanea con la manifestazione contro la finanziaria della Grande alleanza democratica (Gad). A togliere le castagne dal fuoco ci ha però pensato il parlamento europeo, che bloccando la commissione Barroso e bocciando il candidato Buttiglione, ha richiamato in Europa Romano Prodi, costringendo a far slittare l'esordio italiano del candidato premier del centrosinistra all'11 dicembre.

    La giornata dei precari è cominciata molto presto. Per chi è partito da nord-ovest e nord-est poco dopo la mezzanotte, perché alla stazione di Bologna la richiesta di arrivare a Roma senza pagare il biglietto del treno ha causato qualche attrito con le forze dell'ordine e una lettera di protesta firmata Action Milano ai dirigenti di Trenitalia «armati di calcolatrice e manganello». Gli slogan della giornata sono netti: «guerra per nessuno reddito per tutti», «costa tutto caro». E allora, vai con l'autoriduzione anche radicale, dei treni per i cortei e della spesa, alle 11 del mattino all'ipermercato proprio di fronte alla stazione della metropolitana di Pietralata.

    Poi, tutti in corteo. Più di ventimila, forse trentamila, dietro San Precario, undici sound system e un grande Berlusconi di cartapesta con bandana bianca e chitarra alla Apicella cui è affisso un cartello «ve la do io l'America. Altro che reddito garantito». La gran parte del corteo è composta da giovani e giovanissimi, «più che una settimana fa alla manifestazione contro la guerra», fa notare Piero Bernocchi dei Cobas. Slogan e cartelli dicono no alla guerra e parlano di «reddito per tutti», «no al riarmo e alle spese militari, sì alle spese sociali», e c'è spazio anche per un omaggio al «sorriso di Arafat, sognando Palestina» e un invito al corteo di sabato prossimo, sempre a Roma, contro il muro di Sharon.

    Da una finestra su via Cavour l'Unione inquilini srotola uno striscione «essere normali è una scelta essere precari una violenza», su via Plebiscito invece i dipietristi si affacciano dalla loro sede salutando il corteo. Qualcuno applaude, ma da un megafono oltre al centrodestra si attacca anche il centrosinistra. Ce n'è anche per Bertinotti, nel mirino per la «svolta governativa» del Prc: un giovane writer se la prende con lui, «o sei dalla parte della soluzione o sei parte del problema». Del resto, i politici in corteo sono ben pochi, fatta eccezione per i «soliti» Giovanni Russo Spena e Patrizia Sentinelli del Prc, Paolo Cento e Mauro Bulgarelli dei Verdi. Il corteo si conclude quando è ormai notte in una piazza Navona invasa dalla musica dei sound system. Nel frattempo, centinaia di manifestanti fanno irruzione nella libreria Feltrinelli.

     Al supermercato e in libreria scatta la «spesa sociale»
    Centinaia di giovani in azione, confronto e scontri con clienti e commessi. Ai pm già 78 nomi, l'ipotesi è rapina
    ALESSANDRO MANTOVANI
    ROMA
    «Tu quanto guadagni? Sei precaria pure tu, lo facciamo anche per te». La cassiera di Panorama, col marchio di «ausiliaria» sul cartellino, non si convince. Ma intanto i ragazzi passano con il carrello, senza pagare: un prosciutto, vari generi alimentari e qualche maglietta. Alle altre casse del centro commerciale sulla via Tiburtina, nel cuore della periferia orientale, il tira e molla è più lungo: «Vi capisco - dice un altro commesso - ma non posso lasciarvi andare». Escono dieci-dodici carrelli. Alcuni clienti si accodano, pur non avendo nulla a che fare con la Grande alleanza precaria (Gap) che fa il verso alla Gad di Prodi e Bertinotti. Altri protestano: «Voglio pagare, non potete bloccare le casse!». Poco più in là tre attivisti cercano di trattare con il direttore del centro commerciale. «Chiediamo uno sconto del 70 per cento, per un'ora, oggi è la giornata di San Precario, per il reddito e l'autoriduzione, contro il carovita», annuncia un ragazzo al megafono. Poi la direzione concede l'altoparlante, anche se funziona poco. «Ma che davero ce fanno `o sconto?», chiede una romanissima signora. «Tutto costa troppo, tutto costa troppo», ritmano gli occupanti. Gran parte della clientela, numerosissima come ogni sabato in tarda mattinata, sulle prime si spaventa perché non capisce.

    L'immenso supermercato è occupato da giovani che caricano i carrelli, mangiano di tutto e stappano bottiglie di vino e champagne. Più di metà delle trentacinque casse sono bloccate. Sono tre o quattrocento, loro dicono «seicento», a volto scoperto: romani in larga maggioranza, qualche palermitano e qualche bolognese, i veneti con Luca Casarini e un drappello di milanesi e torinesi della rete della May Day. Ci sono i leader dei disobbedienti romani, il consigliere comunale Nunzio D'Erme e il portavoce Guido Lutrario, ma stavolta non sono loro a condurre i giochi. Ancora più discreta la presenza di Pier Paolo Leonardi e di altri dirigenti delle Rdb. Gli scontri verbali si moltiplicano: «Ma perché non andate da Berlusconi e spaccate tutto? Perché c'avete paura! Siete merde!», esplode un cassiere, lanciandosi in una discussione sulle imposte indirette con una studentessa che non ne vuol sapere. In qualche caso si realizza lo sconto del 70 per cento. Sotto i nostri occhi non avvengono violenze ma più tardi si saprà che un cassiere d'origine siciliana si è fatto medicare per un pugno in faccia (7 giorni di prognosi). Gli uomini della Digos, arrivati qualche minuto dopo il blitz, osservano la scena, telefonano in questura e in procura, minacciano denunce e perfino arresti per rapina. Nel «bottino» ci sono anche personal computer (due li ha recuperati la Digos, ne mancherebbero altre quattro), telecamere e articoli del reparto hi-fi, dove una vetrina è stata infranta. Il direttore, Antonio Garcia Canovas, alla fine cede: si impegna a considerare «quanto consumato all'interno» come «una donazione». «Purché se ne vadano». E loro se ne vanno, è durata un'oretta. «Paga il governo - cantano sulle note di Guantanamera - per oggi paga il governo». Sentito dalla Digos, il direttore ha chiesto tempo per l'inventario dei danni. Una lista di 78 persone, tutti romani tranne cinque o sei veneti, è stata trasmessa al pm di turno: deciderà la procura se è stata rapina, furto o altro. Qualche conseguenza, è fin troppo chiaro, ci sarà. E intanto nel movimento c'è polemica: nessuno prende le distanze dalla «spesa sociale» ma molti, tra i romani della Rete per il reddito, ribadiscono che bisognava fare la trattativa per l'autoriduzione e non un esproprio.

    L'organizzazione fa difetto anche quando tocca alla libreria Feltrinelli di Largo di Torre Argentina, a fine corteo. I primi a entrare, studenti della Sapienza, annunciano al megafono «una distribuzione gratuita di Dvd». Regalano La mala educación di Almodóvar. Ma un fiume di persone è già dentro, almeno duecento e alcuni con le sciarpe e i fazzoletti sul viso. La maggior parte riempie zaini e giubbotti. C'è chi esce con una pila di libri in mano, mentre la direttrice trattiene i dipendenti che cercano di intervenire. I manifestanti portano via Tutte le barzellette su Totti ma anche enciclopedie complete, soprattutto Einaudi, romanzi, libri d'arte, vocabolari e perfino un codice penale. Il più strambo esce con un pacco di copie di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e le distribuisce in strada. «Feltrinelli sta con noi», grida uno. Nessuno dà spiegazioni esaurienti ai clienti della libreria, molti dei quali si arrabbiano: «Siete solo ladri», urla un signore. La polizia ci mette un po' ad intervenire perché deve attendere che il corteo esca da largo di Torre Argentina, la direttrice protesta ma poi si calma. Non c'è ancora la denuncia. Ma la Digos ha acquisito i filmati di due telecamere a circuito chiuso.

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