dal Tempo - 10 gennaio 2005
Baccini: Eccessivo l’aumento dell’8% ma trattiamo Vanno depenalizzati
alcuni reati nell’amministrazione
di LAURA DELLA PASQUA
«TUTTI sanno che la richiesta di un aumento per il nuovo contratto dei
dipendenti pubblici dell’8% è eccessivamente alto compatibilmente con le
possibilità del Paese. Ma non si possono dare ultimatum come fa il
consigliere economico di Berlusconi, Renato Brunetta. Il contratto non
si può esaurire a una questione contabile». Mario Baccini, ministro
della Funzione Pubblica, mostra un’apertura ai sindacati. «Sono
disponibile a discutere punto per punto le richieste sindacali» dice e
boccia la posizione che Brunetta ieri a indicato nell’intervista a Il
Tempo.
Brunetta sostiene che i dipendenti pubblici sono protetti e ben pagati.
Quindi le loro richieste per il contratto sarebbero esorbitanti. Lei che
dice?
«Non credo che il problema degli statali si possa risolvere solo con
politiche ragionieristiche legate al bilancio. Bisogna innanzitutto
stabilire che i dipendenti pubblici non sono un problema ma una risorsa
del Paese senza i quali la macchina dello Stato non andrebbe da nessuna
parte. Quindi occorre recuperare un senso di responsabilità comune che
tenga conto delle esigenze del pubblico impiego e di quelle del bilancio
dello Stato. Ho in mente di portare avanti delle iniziative insieme alle
forze sociali che non siano solo legate a un’operazione economica. Va
fatto un discorso di riqualificazione del pubblico impiego con una
formazione adeguata alle nuove sfide di qualità. Ci sono troppi luoghi
comuni sugli statali. Sono dei lavoratori che danno il loro servizio al
Paese. Nel pubblico impiego c’è la certezza del posto e di questo va
tenuto conto. I dipendenti pubblici sono tanti ma sono anche meno della
Francia».
Ma questo in soldoni vuol dire che lei è disposto a cedere ai sindacati
qualcosa di più del 3,7% indicato nella Finanziaria?
«Vedremo durante la trattativa. Non c’è chiusura ma deve esserci anche
la consapevolezza che non ci sono grandi risorse a disposizione. E poi
non è solo una questione di aumenti. Ci sono temi normativi da
affrontare tra cui la depenalizzazione dei reati e la semplificazione
delle norme».
Cosa intende per depenalizzare i reati nella pubblica aministrazione?
«Dobbiamo discutere per trovare delle soluzioni che possano migliorare
le condizioni economiche dei dipendenti pubblici ma anche trovare
soluzioni normative sulla possibilità di classificare le responsabilità
dei pubblici dipendenti da penali a amministrative. Oggi ci sono delle
sanzioni penali nei confronti di taluni reati nel pubblico impiego e
possiamo discutere per rendere queste sanzioni da penali a
amministrative ma fermo restando il principio che chi sbaglia paga.
Intendo aprire un serio confronto con le forze sociali per discutere del
rinnovo del contratto ma anche della qualità del servizio che dobbiamo
dare ai cittadini».
Affronterete anche il problema della mobilità?
«C’è innanzitutto il problema del precariato che è parte integrante
della struttura amministrativa e va risolto».
Significa tutti i precari dentro?
«Per tutti coloro che sono ormai integrati nell’amministrazione vanno
fatte iniziative affinchè diventino lavoratori a tempo indeterminato,
sempre compatibilmente con le risorse disponibili. Nel bilancio dello
Stato sono previste risorse per pagare questi lavoratori senza i quali
tanti servizi non sarebbero efficienti, quindi tanto vale inziare a
discutere questo problema. Sto facendo un’analisi di tutti i settori
della pubblica amministrazione. Il passaggio al posto fisso si può fare
soprattutto dove non richiede oneri aggiuntivi. Anche questo sarà
oggetto di una trattativa con le forze sociali».
Il Tempo, lunedì 10 gennaio 2005.





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