comunicato 11 luglio 2005
FERMIAMO IL DECLINO E LA PRECARIZZAZIONE DELL’ISTAT
In questo momento è esposta alla pubblica attenzione la profonda miseria della ricerca pubblica e anche come essa sia indice del mancato sviluppo che l’Italia attraversa. Alla luce di ciò, rappresentanti del governo e sindacati riconoscono tra i fattori principali del declino del settore la precarizzazione del lavoro, iniziando a porre la questione di una soluzione generale al problema precariato. Che siano solo parole o reali volontà non lo sappiamo. Sta di fatto che lo stesso Ministro della Funzione Pubblica Baccini sostiene la necessità di arginare il dilagare del lavoro precario nell’ambito del pubblico impiego.
In questo quadro che trova l’Istat in una fase di tracollo di credibilità del proprio ruolo istituzionale, incredibilmente in controtendenza rispetto all’agenda politica nazionale ed alle necessità specifiche di tutto il comparto ricerca, l’amministrazione dell’Istituto decide di attuare una politica di inasprimento qualitativo e quantitativo del fenomeno precariato. Nel momento in cui, in seguito a fatiche politiche e individuali, una parte di precari è in procinto di passare a tempo indeterminato vediamo che:
- un numero consistente di co.co.co per la prima volta, si appresta a fare ingresso impiegata nelle ordinarie attività d’Istituto.
- La proposta per il nuovo regolamento prevede l’utilizzo spregiudicato di tutte le tipologie di contratti precari e l’esternalizzazione di alcuni servizi.
- L’indagine Forze di Lavoro dovrà essere, secondo i disegni della Direzione Generale, il primo esperimento, attuando la totale esternalizzazione della rete di rilevazione, in questi anni faticosamente messa in piedi e gestita dall’istituto.
L’amministrazione Istat, nel momento in cui tutti gli altri enti pubblici stanno compiendo un passo indietro rispetto a queste scellerate politiche, decide di avviare il definitivo tracollo dell’Istituto, compiendo scelte antieconomiche e fortemente peggiorative della qualità della ricerca.
Ciò che si prospetta dunque non è più il già deprecabile bacino infinito di precari a tempo determinato a cui ci siamo opposti finora, ma un magma caotico in cui una gestione delocalizzata di risorse e personale amministra società esterne che svolgono funzioni fondamentali per l’Istituto e lavoratori mal pagati, senza garanzie, con nessuna forma di selezione alle spalle che sostituiscono nel tempo i lavoratori a tempo indeterminato. Questo è quanto già avvenuto in questi anni in altri enti pubblici che oggi versano in situazioni peggiori delle nostre.
Riteniamo doveroso e necessario opporci con ogni strumento a nostra disposizione a questo tentativo fuori tempo massimo di portare l’istat e i suoi lavoratori verso una debolezza strutturale ed i suoi lavoratori nel baratro della precarietà assoluta. Crediamo inoltre che questa battaglia riguardi da vicino non solo i precari ma tutti i lavoratori, in quanto è in gioco non solo un devastante peggioramento della vita di chi oggi e in futuro lavorerà per l’Istat, ma anche l’organizzazione e la qualità complessiva della produzione di statistica pubblica. In questo senso sbagliano quei dirigenti che intravedono in questa pseudo modernizzazione un accrescimento dei propri margini di azione, perché non vedono che è in pericolo la dimensione e l’agibilità stessa di questo ente.
L’invito a tutti i lavoratori è dunque a mobilitarsi in prima persona, per il proprio futuro e per una statistica pubblica di qualità.
DIRITTO AL FUTURO X LA STATISTICA PUBBLICA
comunicato 11 luglio 2005 - 1
Stabilizzazione !
diritto al futuro per
tutti
“Basta con il precariato
all’Istat”, ci disse qualche mese fa il presidente Biggeri in un
incontro.
Tutto quanto accaduto in seguito
lasciava pensare che le cose andassero come Biggeri
voleva.
- Il Cnr (il più grande ente di
ricerca italiano), ad aprile 2005, recepisce nel suo regolamento (approvato dal governo)
un modello di tenure track, che
consente di convertire i contratti da
tempo determinato a indeterminato, prendendo spunto da quanto già
regolamentato da altri enti pubblici di ricerca
- Il 30 maggio 2005 esce un decreto che stabilizza 100 precari
della Protezione Civile
- Durante il mese di giugno si
leggono continue dichiarazioni e
interviste di Baccini, ministro della funzione pubblica. Vuole stabilizzare i precari della pubblica
amministrazione. Parla di 6.500 persone. Diventeranno 7.000 in un articolo del Messaggero
del 2 luglio, che include anche “450 precari dell’Istat”. Tutto questo dopo le
iniziative dei precari Istat gli scioperi e le mobilitazioni indette dai sindacati
di base e confederali, alla fine di giugno
- Nello stesso tempo si
moltiplicano le denunce del sistema
del precariato nella ricerca (in particolare il documentario trasmesso da
Rai 3, “W la ricerca”) e le critiche ai concorsi pubblici, per come vengono
effettuati, come soluzione limpida al problema del precariato (sono di questi
giorni notizie di arresti per concorsi truccati in varie
università)
- A metà giugno, dopo numerosi
incontri e dibattiti, il Coordinamento Precari Istat e le organizzioni
sindacali CGIL e UIL hanno reso pubblico un documento di proposte per il nuovo regolamento,
chiedendo percorsi di trasformazione e diritti per
tutti
- L’Istat il 16 settembre 2005 potrà (finalmente) assumere tutti i vincitori dei concorsi dello scorso anno. Grazie anche alle mobilitazioni dei precari e dei sindacati, le deroghe sono state tutte ottenute, con risorse aggiuntive. Così come, grazie anche alle nostre lotte, l’Istat ha riconquistato i soldi che gli erano stati tolti (i noti 28 milioni).
L’amministrazione dell’Istat si
trova – ad oggi – davanti a un mondo politico, sindacale e a un’opinione
pubblica pronti a recepire ciò che Biggeri ci diceva qualche mese fa: “Basta col
precariato all’Istat”.
L’Istat ha i soldi. Ha il sostegno
dei lavoratori. Ha l’appoggio del ministro competente.
E’ per questo che lascia
stupefatti e indignati la bozza di regolamento presentata dalla
Commissione.
Proprio quando si intravede la
luce, l’amministrazione ci riporta nelle tenebre. Questi i progetti attualmente
in preparazione:
-
un
numero consistente di co.co.co per la prima volta, si appresta a fare ingresso
impiegata nelle ordinarie attività d’Istituto.
-
La
proposta per il nuovo regolamento prevede l’utilizzo spregiudicato di tutte le
tipologie di precariato e l’esternalizzazione di alcuni segmenti di
produzione.
-
L’indagine Forze di Lavoro dovrà
essere, secondo i disegni della Direzione Generale, il primo esperimento del
processo di esternalizzazione di segmenti d’indagine attuando la totale
esternalizzazione della rete di rilevazione, in questi anni faticosamente messa
in piedi e gestita dall’istituto.
L’amministrazione Istat nel
momento in cui tutti gli altri enti pubblici stanno compiendo un passo indietro
rispetto a queste scellerate politiche, rischia di avviare il definitivo
tracollo dell’Istituto, compiendo scelte antieconomiche e fortemente
peggiorative della qualità della ricerca. In quale direzione si vuole mandare
l’istituto proprio in un momento come questo in cui già gode di scarsa
credibilità ?
fermiamo
il declino e la precarizzazione dell’Istat
Coordinamento
precari Istat - 11 luglio 2005





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