il manifesto 21 settembre 2005
I precari Istat:
«Svendono le statistiche»
I cococò che rilevano le forze lavoro per la
prima volta in piazza a Roma. Accanto a loro i dipendenti
dell'istituto. No all'appalto privato, in pericolo la qualità della
ricerca
LUCA DOMENICHINI
Davanti al palazzo storico dell'Istat, nella sede
centrale di Roma, hanno manifestato circa trecento rilevatori - e
rilevatrici - arrivati da diverse regioni italiane. La statua con il
braccio alzato, simbolo dell'ente di ricerca e posta sopra l'entrata
d'ingresso dell'Istat, è stata presa come punto di ritrovo per i
lavoratori in sciopero, che hanno cominciato ad arrivare dalle nove di
mattina. Hanno i cartelli attaccati agli zaini: «Rilevatrice
Lombardia», è scritto sulla borsa di Luciana, da Milano. «L'Istat vuole
"esternalizzare" i rilevatori della Forza lavoro - spiega - una figura
professionale che si occupa di raccogliere i numeri sull'occupazione (e
la disoccupazione). Adesso vogliono vendere il reparto, passando il
settore a una ditta privata, per cui ancora, però, non c'è l'appalto
finito».
La vendita ai privati, secondo Cgil, Uil e Collettivo precari, è però
dannosa per lo stato, che spenderà di più ad acquistare i dati che non
a procurarsi i numeri «in casa». Gabriele Giannini, delegato della
Cgil, spiega che la vendita ai privati della Forza lavoro - i 312 che
in tutta Italia raccolgono i dati su quanti lavoratori ci sono, e con
quali contratti di assunzione - porterà inevitabilmente alla qualità
inferiore delle statistiche, e soprattutto a una maggiore spesa da
parte dello stato: «Oggi, i 312 rilevatori, con gli uffici sparsi nelle
città, costano all'Istat cinque milioni di euro, per fare un servizio
che è per qualità ottimo, a detta di tutti. Dopo la vendita a una
società privata, l'Istat pagherà, per gli stessi dati, 7,8 milioni di
euro: quasi tre milioni in più, senza più garanzie (né per i
lavoratori, né per l'ente) che i numeri siano stati raccolti con la
stessa cura e imparzialità di adesso».
La raccolta di questi numeri è adesso effettuata con molta cura,
spiegano tutti, «ma paga poco: dobbiamo andare nelle case con i mezzi a
carico nostro, perché la rilevazione telefonica (che si usa per i
sondaggi e le ricerche di mercato, ndr)
non è valida per i dati occupazionali». I lavoratori hanno cartelli
sulla borsa con scritto «Marche», «Lombardia», «Veneto», «Calabria»,
«Sicilia», «Lazio», ma tutti hanno le stesse condizioni di vita: «Il
livello di studio - dice ad esempio Alessandro Buscemi, dalla Sicilia -
è medio alto: laureati in economia, scienze politiche e lettere, che
guadagnano con i co.co.co. novecento euro mensili, in media. Stipendi
bassi e precari, che ci dobbiamo fare bastare anche per la benzina. Un
rilevatore, da solo, copre in media cinque comuni».
La protesta dura tre ore. Il cordone dei rilevatori e di impiegati
Istat arriva davanti al ministero della Funzione pubblica. E' esposto
un cartello: «No
alle rilevazioni in appalto», «Statistiche allo stato», mentre dieci
delegati di Cgil e Uil (la Cisl non ha partecipato) entrano nel palazzo
antico per incontrare il funzionario Raffaele Perna. Giannini, della
Cgil, racconta che il ministero «conferma l'aumento della spesa per
l'ente, ma con la nuova finanziaria i tagli potrebbero essere "forti".
Così all'Istat conviene smantellare la Forza lavoro, invece di
trasformare negli anni i 312 precari in contratti "interni"».
Nella polemica interviene anche Guglielmo Epifani: «Il governo, anziché
smantellare la Forza lavoro, fornendo ai privati la rilevazione dei
dati sull'occupazione, dovrebbe pensare al rinnovo del contratto
nazionale dei ricercatori, scaduto da 45 mesi, e ancora lontano da una
positiva conclusione».
Liberazione 21 settembre 2005
| Istat - dipendenti in sciopero contro l'affidamento in appalto della rete di rilevazione |
| Paradossi italiani: mentre l'Istat diffondeva i dati sull'occupazione, ieri suoi dipendenti scioperavano «per salvaguardare la rete di rilevazione dell'indagine sulle forze di lavoro, destinata ad essere smantellata se non si fermerà la gara di appalto» avviata. «Questa operazione, se portata a termine - denuncia il leader della Cgil Guglielmo Epifani - produrrà solo risultati negativi, in quanto aumenterà sensibilmente il costo della rilevazione per l'Istat, senza alcuna ricaduta positiva sulla qualità dei dati e metterà a rischio il futuro occupazionale degli attuali intervistatori». Inoltre, la decisione di appaltare tale rilevazione ad una società privata «avrebbe certamente ripercussioni negative sulla funzione e sull'autorevolezza dell'Istat, già troppo spesso oggetto di polemiche». Il Governo, «anziché fornire a privati la rilevazione dei dati sulla forza lavoro - conclude Epifani - dovrebbe porre attenzione al rinnovo del contratto del comparto Ricerca, scaduto da circa 45 mesi». |
Liberazione - 20 settembre 2005
| Istat contro la precarietà, oggi sciopero e sit in |
|
Sciopero oggi all'Istat per contestare l'esternalizzazione della rete
di rilevazione dell'indagine sulle Forze di lavoro e, più in generale,
il processo di precarizzazione del lavoro. La protesta, indetta da
Flc-Cgil e Uilpa-Ur, prevede un sit-in a Palazzo Vidoni. Per i
sindacati, la vicenda dell'Istat «è sintomatica di politiche
governative che tagliano i fondi agli enti, riducendone l'autonomia e
precarizzando il lavoro. http://www.liberazione.it/giornale/050920/LB12D69F.asp |
l'unità on line - 20 settembre
20.09.2005
Sciopero all'Istat: «Basta precariato ed esternalizzazioni»
di red
Sono 311 e hanno tutti un contratto co.co.co. E, ironia della sorte,
ogni tre mesi raccolgono per l’Istat i dati su occupazione e
disoccupazione in Italia. Dati che per il secondo trimestre del 2005
rilevano un tasso di disoccupazione pari al 7,5% ma che, per la prima
volta, sono stati divulgati con mezz’ora di ritardo. Motivo: lo
sciopero dei “rilevatori” che martedì mattina hanno incrociato le
braccia contro la precarietà e contro l'esternalizzazione della rete di
rilevazione.
La protesta è stata proclamata dalle
organizzazioni sindacali di categoria di Cgil e Uil isnieme al
Coordinamento Precari Istat in primis contro la decisione dell’istituto
nazionale di statistica di dare in appalto ad una società privata le
rilevazioni sull’occupazione. E quindi per dire un no «alle politiche
del governo che smantellano la ricerca pubblica», per chiedere
«un’Istat credibile, efficiente, al servizio della collettività» e
soprattutto per opporsi al dilagare delle forme di lavoro precario (e
quindi contro il blocco delle assunzioni) e per il rinnovo del
contratto di lavoro.
«In questa già delicata fase di crisi di
credibilità dell’Istituto e di declino della ricerca pubblica si stanno
compiendo atti concreti che portano allo smantellamento progressivo
dell’Istat, ente produttore di statistica ufficiale, e all’ulteriore
tracollo delle condizioni di vita e di lavoro dei precari in esso
impiegati», si legge sul sito Internet dei lavoratori precari
dell’istat che in mattinata hanno partecipato a Roma a un sit-in sotto
al Ministero della Funzione Pubblica.
La rete di rilevazione
delle forze lavoro Istat è nata nell’ottobre 2002 e prevede l’utilizzo
di 311 intervistatori (assunti con contratto co.co.co.), con il
coinvolgimento delle strutture centrali e territoriali dell’Istat ed è
la più grande rete di rilevazione presente in Italia. Cosa che –
ricordano i sindacati - ha comportato un notevole sforzo organizzativo
e tecnologico per la progettazione e la realizzazione dell'impianto ed
ha portato ad un miglioramento della qualità dell’informazione
prodotta, proprio a partire dalla fase di rilevazione dei dati, la più
delicata in un’indagine statistica.
Ed è proprio di fronte a
questi risultati che, secondo i sindacati, è «incomprensibile ed
inaccettabile» la decisione dell’istituto di indire la gara d’appalto
per affidare all’esterno la rete di rilevazione. Ma,
l’esternalizzazione, oltre a rendere ancora più precarie le condizioni
di lavoro dei 311 contrattisti a termine, non è neppure un «affare» dal
punto di vista economico. Per garantire la stessa qualità dei dati,
secondo i calcoli delle organizzazioni sindcali, la spesa passerebbe
infatti dagli attuali 5 milioni a circa 7,8 milioni di euro . Il tutto
per non sforare i limiti di spesa derivanti dai vincoli introdotti
dalle finanziarie varate dal governo Berlusconi.
www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44721
Comunicato stampa di Enrico Panini sull'Istat
http://www.flcgil.it/home/modules/news/article.php?storyid=439
Ancora lontana la soluzione del problema, prosegue la mobilitazione.
Comunicato stampa di Enrico Panini,
Segretario generale Federazione Lavoratori Conoscenza Cgil
Si è tenuto oggi lo sciopero nazionale dei lavoratori dell’Istat per
protestare contro l’esternalizzazione della rete di rilevazione
dell’indagine delle Forze di Lavoro e contro i processi di
precarizzazione del personale che investe in misura sempre maggiore
l’Istat e gli Enti pubblici di Ricerca.
Lo sciopero è stato
molto partecipato ed ha visto un’ottima adesione sia dei lavoratori di
ruolo, che dei lavoratori con contratto a tempo determinato. Alle 9 è
iniziato il presidio davanti alla sede Istat di via Balbo con circa 300
persone, fra cui una significativa rappresentanza dei rilevatori della
rete, giunti da tutta Italia.
I lavoratori hanno manifestato,
inoltre, per difendere il ruolo della statistica pubblica e per
protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro
degli Enti pubblici di Ricerca, scaduto ormai da quasi 4 anni.
La
manifestazione è poi proseguita a Palazzo Vidoni, sede del ministero
della Funzione Pubblica, dove è stata ricevuta una delegazione di
lavoratori.
Le ipotesi prospettate destano forti perplessità.
La gara in atto va sospesa, prorogando gli attuali contratti dei
rilevatori per almeno un altro anno, al fine di mantenere all’Istat la
gestione della rete e di avviare un tavolo di confronto per individuare
soluzioni contrattuali possibili.
In assenza di risposte
positive, che al momento non appaiono all’orizzonte, la mobilitazione
dovrà continuare nei prossimi giorni.
Roma, 20 settembre 2005
Dichiarazione di Epifani di solidarietà ai lavoratori Istat
20 settembre 2005
Sciopero lavoratori Istat, Epifani
Lavoratori mobilitati per la salvaguardia dell’attuale rete di rilevazione sulle forze lavoro
“Oggi i lavoratori dell’Istat hanno scioperato per salvaguardare la
rete di rilevazione dell’indagine sulle Forze di Lavoro (l’indagine che
ci fornisce il tasso di occupazione, disoccupazione, ecc), che è
destinata ad essere smantellata se non si fermerà la gara di appalto
avviata – è quanto afferma in una dichiarazione il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani -.La scomparsa della rete di rilevazione
deriva da precise scelte imposte dalle politiche di questo governo.
Questa operazione, se portata a termine, produrrà solo risultati
negativi, in quanto aumenterà sensibilmente il costo della rilevazione
per l’Istat, senza alcuna ricaduta positiva sulla qualità dei dati e
metterà a rischio il futuro occupazionale degli attuali intervistatori.
Infine, la decisione di appaltare tale rilevazione ad una società
privata avrebbe certamente ripercussioni negative sulla funzione e
sull’autorevolezza dell’Istat, già troppo spesso oggetto di polemiche.
Noi intendiamo scongiurare tale eventualità ed i lavoratori si sono
mobilitati per la salvaguardia dell’attuale rete e delle funzioni
fondamentali dell’Istituto.
Il Governo, anziché fornire a privati
la rilevazione dei dati sulla Forza Lavoro, dovrebbe porre attenzione
al rinnovo del contratto nazionale di lavoro del comparto Ricerca,
scaduto da circa 45 mesi, e ancora lontano da una positiva conclusione
– conclude Epifani”.
Comunicato di solidarietà dell'on. Gabriella Pistone
COMUNICATO STAMPA
Lavoro, Sciopero Istat – Pistone (PdCI):
“Solidarietà e sostegno ai lavoratori:
il governo cambi registro!”
“Solidarietà e sostegno ai lavoratori dell’Istat, che, domani,
sciopereranno per un Istituto più efficiente, contro
l’esternalizzazione delle rete di rilevazione dell’indagine sulle forze
di lavoro e contro il processo di precarizzazione del lavoro”. E’
quanto afferma Gabriella Pistone, Capogruppo dei Comunisti Italiani in
Commissione Finanze della Camera.
“Le rivendicazioni che sono al
centro dello sciopero dei lavoratori - sottolinea Gabriella Pistone -
sono tutte sacrosante e legittime e mirano a sensibilizzare gli organi
competenti, governo in primis, a cambiare registro, a voltare pagina,
ad abbandonare la logica di smantellamento della ricerca pubblica, per
un Istat davvero al servizio della collettività e contro il dilagare
delle forme di lavoro precario per una politica di stabilizzazione del
precariato e per il rinnovo del contratto di lavoro”.
Roma, 19 settembre 2005
il manifesto - 20 settembre 2005
ISTAT
Affittasi inchiesta
ROBERTA CARLINI
«Lei cerca
lavoro?» «Nelle ultime 4 settimane ha fatto qualcosa per cercare
lavoro?» «Sarebbe disposto ad accettare un lavoro a termine?» Forse non
tutti lo sanno, ma tutto quel che sappiamo su occupazione e
disoccupazione viene dalle risposte a domande come queste. Migliaia di
risposte che decine di migliaia di persone danno a un piccolo gruppo di
persone. 312 per la precisione. Sono i «rilevatori» dell'Istat, che del
mondo del lavoro sanno più di tutti noi, prendendo informazioni di
prima mano, entrando nelle case di 76.800 famiglie, previo appuntamento
e viaggio (a proprie spese), sedendosi a un tavolo e aprendo il
questionario.
I 312 inviati speciali dell'Istat sono 312
paradossi viventi. Fanno una Rilevazione sulle Forze di lavoro che si
definisce «continua» (che c'è sempre), e hanno un contratto da co.co.co
(che oggi c'è domani chissà). Chiedono agli altri «Qual è il guadagno
minimo mensile netto per il quale sarebbe disposto a lavorare?» e
prendono se tutto va bene 900 euro al mese spese escluse. Ma c'era una
domanda dalla quale i 312 fino a poco tempo fa si sentivano al riparo,
la G6: «Negli ultimi sei mesi ha ricevuto un'offerta di lavoro da una
agenzia privata di collocamento e/o da una agenzia di lavoro
interinale?» Loro, i messaggeri di stato nel mondo del lavoro, erano sì
precari e flessibili, ma dipendenti, pardon, paradipendenti, dal signor
Istat in persona. Anzi, degli statistici dell'Istat erano il fiore
all'occhiello. Adesso il fiore trasloca: viene esternalizzato, il bando
di gara è già bell'e fatto e i ras dell'interinale sono lì in prima
fila per aggiudicarsi l'appalto. Per i 312 paradossi e per tutto il
resto oggi l'intero Istat fa uno sciopero, il cui clamoroso successo
sarebbe il lieto fine di questa storia. Ma a chi pensa che a volte
l'happy end costa troppo, suggeriamo un'alternativa per risparmiare
sulla Rilevazione sulle Forze di Lavoro: per capire qualcosa del
mercato del lavoro intervistate gli intervistatori.
l'unità - 20 settembre 2005
"No agli appalti" Sciopero all'Istat
20 Settembre 2005
PRECARI Niente briefing e dati sulla disoccupazione in ritardo, oggi, a
causa dello sciopero dei dipendenti dell’Istat. La protesta è stata
proclamata dalle organizza-
zioni sindacali di categoria di Cgil
e Uil contro la decisione dell’istituto di dare in appalto ad una
società privata le rilevazioni delle statistiche sull’occupazione.
Non solo, però. Cgil e Uil scendono in campo anche per dire no «alle
politiche del governo che smantellano la ricerca pubblica»; per
chiedere «un’Istat credibile, efficiente, al servizio della
collettività»; per opporsi al dilagare delle forme di lavoro precario
(e quindi contro il blocco delle assunzioni) e per il rinnovo del
contratto di lavoro.
Secondo il sindacato, all’Istat è in atto un
processo di precarizzazione del lavoro che assume «forme sempre più
preoccupanti, mettendo in discussione i diritti di tutti i lavoratori».
La rete di rilevazione delle forze lavoro è nata nell’ottobre 2002
e prevede l’utilizzo di 311 intervistatori (assunti con contratto
co.co.co.), con il coinvolgimento delle strutture centrali e
territoriali dell’Istat ed è la più grande rete di rilevazione presente
in Italia. Cosa che - ricorda il sindacato - ha comportato un notevole
sforzo organizzativo e tecnologico per la progettazione e la
realizzazione dell'impianto ed ha portato ad un miglioramento della
qualità dell’informazione prodotta, proprio a partire dalla fase di
rilevazione dei dati, la più delicata in un’indagine statistica.
Ed è proprio di fronte a questi risultati che, secondo i sindacati, è
«incomprensibile ed inaccettabile» la decisione dell’istituto di indire
la gara d’appalto per affidare all’esterno la rete di rilevazione. Ma,
l’esternalizzazione, oltre a rendere ancora più precarie le condizioni
di lavoro dei 311 rilevatori co.co.co., secondo i sindacati non è un
«affare» nemmeno dal punto di vista economico in quanto, per garantire
la stessa qualità dei dati, la spesa passerebbe dagli attuali 5 milioni
a circa 7,8 milioni di euro . Il tutto per non sforare i limiti di
spesa derivanti dai vincoli introdotti dalle finanziarie varate dal
governo Berlusconi.
Questa mattina i lavoratori si ritroveranno a Roma, in via Balbo, e manifesteranno a Palazzo Vidoni.





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