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    Archivio Settembre 2005

    il manifesto 21 settembre 2005

    di precaristat (23/09/2005 - 21:48)

    I precari Istat: «Svendono le statistiche»
    I cococò che rilevano le forze lavoro per la prima volta in piazza a Roma. Accanto a loro i dipendenti dell'istituto. No all'appalto privato, in pericolo la qualità della ricerca
    LUCA DOMENICHINI
    Davanti al palazzo storico dell'Istat, nella sede centrale di Roma, hanno manifestato circa trecento rilevatori - e rilevatrici - arrivati da diverse regioni italiane. La statua con il braccio alzato, simbolo dell'ente di ricerca e posta sopra l'entrata d'ingresso dell'Istat, è stata presa come punto di ritrovo per i lavoratori in sciopero, che hanno cominciato ad arrivare dalle nove di mattina. Hanno i cartelli attaccati agli zaini: «Rilevatrice Lombardia», è scritto sulla borsa di Luciana, da Milano. «L'Istat vuole "esternalizzare" i rilevatori della Forza lavoro - spiega - una figura professionale che si occupa di raccogliere i numeri sull'occupazione (e la disoccupazione). Adesso vogliono vendere il reparto, passando il settore a una ditta privata, per cui ancora, però, non c'è l'appalto finito».

    La vendita ai privati, secondo Cgil, Uil e Collettivo precari, è però dannosa per lo stato, che spenderà di più ad acquistare i dati che non a procurarsi i numeri «in casa». Gabriele Giannini, delegato della Cgil, spiega che la vendita ai privati della Forza lavoro - i 312 che in tutta Italia raccolgono i dati su quanti lavoratori ci sono, e con quali contratti di assunzione - porterà inevitabilmente alla qualità inferiore delle statistiche, e soprattutto a una maggiore spesa da parte dello stato: «Oggi, i 312 rilevatori, con gli uffici sparsi nelle città, costano all'Istat cinque milioni di euro, per fare un servizio che è per qualità ottimo, a detta di tutti. Dopo la vendita a una società privata, l'Istat pagherà, per gli stessi dati, 7,8 milioni di euro: quasi tre milioni in più, senza più garanzie (né per i lavoratori, né per l'ente) che i numeri siano stati raccolti con la stessa cura e imparzialità di adesso».

    La raccolta di questi numeri è adesso effettuata con molta cura, spiegano tutti, «ma paga poco: dobbiamo andare nelle case con i mezzi a carico nostro, perché la rilevazione telefonica (che si usa per i sondaggi e le ricerche di mercato, ndr) non è valida per i dati occupazionali». I lavoratori hanno cartelli sulla borsa con scritto «Marche», «Lombardia», «Veneto», «Calabria», «Sicilia», «Lazio», ma tutti hanno le stesse condizioni di vita: «Il livello di studio - dice ad esempio Alessandro Buscemi, dalla Sicilia - è medio alto: laureati in economia, scienze politiche e lettere, che guadagnano con i co.co.co. novecento euro mensili, in media. Stipendi bassi e precari, che ci dobbiamo fare bastare anche per la benzina. Un rilevatore, da solo, copre in media cinque comuni».

    La protesta dura tre ore. Il cordone dei rilevatori e di impiegati Istat arriva davanti al ministero della Funzione pubblica. E' esposto un cartello: «No alle rilevazioni in appalto», «Statistiche allo stato», mentre dieci delegati di Cgil e Uil (la Cisl non ha partecipato) entrano nel palazzo antico per incontrare il funzionario Raffaele Perna. Giannini, della Cgil, racconta che il ministero «conferma l'aumento della spesa per l'ente, ma con la nuova finanziaria i tagli potrebbero essere "forti". Così all'Istat conviene smantellare la Forza lavoro, invece di trasformare negli anni i 312 precari in contratti "interni"».

    Nella polemica interviene anche Guglielmo Epifani: «Il governo, anziché smantellare la Forza lavoro, fornendo ai privati la rilevazione dei dati sull'occupazione, dovrebbe pensare al rinnovo del contratto nazionale dei ricercatori, scaduto da 45 mesi, e ancora lontano da una positiva conclusione».

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    Liberazione 21 settembre 2005

    di precaristat (23/09/2005 - 21:47)

    Istat - dipendenti in sciopero contro l'affidamento
    in appalto della rete di rilevazione


    Paradossi italiani: mentre l'Istat diffondeva i dati sull'occupazione, ieri suoi dipendenti scioperavano «per salvaguardare la rete di rilevazione dell'indagine sulle forze di lavoro, destinata ad essere smantellata se non si fermerà la gara di appalto» avviata. «Questa operazione, se portata a termine - denuncia il leader della Cgil Guglielmo Epifani - produrrà solo risultati negativi, in quanto aumenterà sensibilmente il costo della rilevazione per l'Istat, senza alcuna ricaduta positiva sulla qualità dei dati e metterà a rischio il futuro occupazionale degli attuali intervistatori». Inoltre, la decisione di appaltare tale rilevazione ad una società privata «avrebbe certamente ripercussioni negative sulla funzione e sull'autorevolezza dell'Istat, già troppo spesso oggetto di polemiche». Il Governo, «anziché fornire a privati la rilevazione dei dati sulla forza lavoro - conclude Epifani - dovrebbe porre attenzione al rinnovo del contratto del comparto Ricerca, scaduto da circa 45 mesi».
    http://www.liberazione.it/giornale/050921/LB12D6A7.asp

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    Liberazione - 20 settembre 2005

    di precaristat (23/09/2005 - 21:46)

    Istat contro la precarietà, oggi sciopero e sit in


    Sciopero oggi all'Istat per contestare l'esternalizzazione della rete di rilevazione dell'indagine sulle Forze di lavoro e, più in generale, il processo di precarizzazione del lavoro. La protesta, indetta da Flc-Cgil e Uilpa-Ur, prevede un sit-in a Palazzo Vidoni. Per i sindacati, la vicenda dell'Istat «è sintomatica di politiche governative che tagliano i fondi agli enti, riducendone l'autonomia e precarizzando il lavoro.

    http://www.liberazione.it/giornale/050920/LB12D69F.asp

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    l'unità on line - 20 settembre

    di precaristat (23/09/2005 - 21:44)

    20.09.2005
    Sciopero all'Istat: «Basta precariato ed esternalizzazioni»
    di red

    Sono 311 e hanno tutti un contratto co.co.co. E, ironia della sorte, ogni tre mesi raccolgono per l’Istat i dati su occupazione e disoccupazione in Italia. Dati che per il secondo trimestre del 2005 rilevano un tasso di disoccupazione pari al 7,5% ma che, per la prima volta, sono stati divulgati con mezz’ora di ritardo. Motivo: lo sciopero dei “rilevatori” che martedì mattina hanno incrociato le braccia contro la precarietà e contro l'esternalizzazione della rete di rilevazione.

    La protesta è stata proclamata dalle organizzazioni sindacali di categoria di Cgil e Uil isnieme al Coordinamento Precari Istat in primis contro la decisione dell’istituto nazionale di statistica di dare in appalto ad una società privata le rilevazioni sull’occupazione. E quindi per dire un no «alle politiche del governo che smantellano la ricerca pubblica», per chiedere «un’Istat credibile, efficiente, al servizio della collettività» e soprattutto per opporsi al dilagare delle forme di lavoro precario (e quindi contro il blocco delle assunzioni) e per il rinnovo del contratto di lavoro.

    «In questa già delicata fase di crisi di credibilità dell’Istituto e di declino della ricerca pubblica si stanno compiendo atti concreti che portano allo smantellamento progressivo dell’Istat, ente produttore di statistica ufficiale, e all’ulteriore tracollo delle condizioni di vita e di lavoro dei precari in esso impiegati», si legge sul sito Internet dei lavoratori precari dell’istat che in mattinata hanno partecipato a Roma a un sit-in sotto al Ministero della Funzione Pubblica.

    La rete di rilevazione delle forze lavoro Istat è nata nell’ottobre 2002 e prevede l’utilizzo di 311 intervistatori (assunti con contratto co.co.co.), con il coinvolgimento delle strutture centrali e territoriali dell’Istat ed è la più grande rete di rilevazione presente in Italia. Cosa che – ricordano i sindacati - ha comportato un notevole sforzo organizzativo e tecnologico per la progettazione e la realizzazione dell'impianto ed ha portato ad un miglioramento della qualità dell’informazione prodotta, proprio a partire dalla fase di rilevazione dei dati, la più delicata in un’indagine statistica.

    Ed è proprio di fronte a questi risultati che, secondo i sindacati, è «incomprensibile ed inaccettabile» la decisione dell’istituto di indire la gara d’appalto per affidare all’esterno la rete di rilevazione. Ma, l’esternalizzazione, oltre a rendere ancora più precarie le condizioni di lavoro dei 311 contrattisti a termine, non è neppure un «affare» dal punto di vista economico. Per garantire la stessa qualità dei dati, secondo i calcoli delle organizzazioni sindcali, la spesa passerebbe infatti dagli attuali 5 milioni a circa 7,8 milioni di euro . Il tutto per non sforare i limiti di spesa derivanti dai vincoli introdotti dalle finanziarie varate dal governo Berlusconi.

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    Comunicato stampa di Enrico Panini sull'Istat

    di precaristat (23/09/2005 - 21:43)


    http://www.flcgil.it/home/modules/news/article.php?storyid=439

    Ancora lontana la soluzione del problema, prosegue la mobilitazione.

    Comunicato stampa di Enrico Panini,
    Segretario generale Federazione Lavoratori Conoscenza Cgil


    Si è tenuto oggi lo sciopero nazionale dei lavoratori dell’Istat per protestare contro l’esternalizzazione della rete di rilevazione dell’indagine delle Forze di Lavoro e contro i processi di precarizzazione del personale che investe in misura sempre maggiore l’Istat e gli Enti pubblici di Ricerca.

    Lo sciopero è stato molto partecipato ed ha visto un’ottima adesione sia dei lavoratori di ruolo, che dei lavoratori con contratto a tempo determinato. Alle 9 è iniziato il presidio davanti alla sede Istat di via Balbo con circa 300 persone, fra cui una significativa rappresentanza dei rilevatori della rete, giunti da tutta Italia.

    I lavoratori hanno manifestato, inoltre, per difendere il ruolo della statistica pubblica e per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro degli Enti pubblici di Ricerca, scaduto ormai da quasi 4 anni.
    La manifestazione è poi proseguita a Palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione Pubblica, dove è stata ricevuta una delegazione di lavoratori.

    Le ipotesi prospettate destano forti perplessità. La gara in atto va sospesa, prorogando gli attuali contratti dei rilevatori per almeno un altro anno, al fine di mantenere all’Istat la gestione della rete e di avviare un tavolo di confronto per individuare soluzioni contrattuali possibili.

    In assenza di risposte positive, che al momento non appaiono all’orizzonte, la mobilitazione dovrà continuare nei prossimi giorni.


    Roma, 20 settembre 2005

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    Dichiarazione di Epifani di solidarietà ai lavoratori Istat

    di precaristat (23/09/2005 - 21:43)

    20 settembre 2005

    Sciopero lavoratori Istat, Epifani
    Lavoratori mobilitati per la salvaguardia dell’attuale rete di rilevazione sulle forze lavoro
    “Oggi i lavoratori dell’Istat hanno scioperato per salvaguardare la rete di rilevazione dell’indagine sulle Forze di Lavoro (l’indagine che ci fornisce il tasso di occupazione, disoccupazione, ecc), che è destinata ad essere smantellata se non si fermerà la gara di appalto avviata – è quanto afferma in una dichiarazione il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani -.La scomparsa della rete di rilevazione deriva da precise scelte imposte dalle politiche di questo governo.
    Questa operazione, se portata a termine, produrrà solo risultati negativi, in quanto aumenterà sensibilmente il costo della rilevazione per l’Istat, senza alcuna ricaduta positiva sulla qualità dei dati e metterà a rischio il futuro occupazionale degli attuali intervistatori.
    Infine, la decisione di appaltare tale rilevazione ad una società privata avrebbe certamente ripercussioni negative sulla funzione e sull’autorevolezza dell’Istat, già troppo spesso oggetto di polemiche.
    Noi intendiamo scongiurare tale eventualità ed i lavoratori si sono mobilitati per la salvaguardia dell’attuale rete e delle funzioni fondamentali dell’Istituto.
    Il Governo, anziché fornire a privati la rilevazione dei dati sulla Forza Lavoro, dovrebbe porre attenzione al rinnovo del contratto nazionale di lavoro del comparto Ricerca, scaduto da circa 45 mesi, e ancora lontano da una positiva conclusione – conclude Epifani”.

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    Comunicato di solidarietà dell'on. Gabriella Pistone

    di precaristat (23/09/2005 - 21:42)

    COMUNICATO STAMPA

    Lavoro, Sciopero Istat – Pistone (PdCI):
    “Solidarietà e sostegno ai lavoratori:
    il governo cambi registro!”

    “Solidarietà e sostegno ai lavoratori dell’Istat, che, domani, sciopereranno per un Istituto più efficiente, contro l’esternalizzazione delle rete di rilevazione dell’indagine sulle forze di lavoro e contro il processo di precarizzazione del lavoro”. E’ quanto afferma Gabriella Pistone, Capogruppo dei Comunisti Italiani in Commissione Finanze della Camera.
    “Le rivendicazioni che sono al centro dello sciopero dei lavoratori - sottolinea Gabriella Pistone - sono tutte sacrosante e legittime e mirano a sensibilizzare gli organi competenti, governo in primis, a cambiare registro, a voltare pagina, ad abbandonare la logica di smantellamento della ricerca pubblica, per un Istat davvero al servizio della collettività e contro il dilagare delle forme di lavoro precario per una politica di stabilizzazione del precariato e per il rinnovo del contratto di lavoro”.

    Roma, 19 settembre 2005

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    il manifesto - 20 settembre 2005

    di precaristat (23/09/2005 - 21:41)

    ISTAT
    Affittasi inchiesta
    ROBERTA CARLINI
    «Lei cerca lavoro?» «Nelle ultime 4 settimane ha fatto qualcosa per cercare lavoro?» «Sarebbe disposto ad accettare un lavoro a termine?» Forse non tutti lo sanno, ma tutto quel che sappiamo su occupazione e disoccupazione viene dalle risposte a domande come queste. Migliaia di risposte che decine di migliaia di persone danno a un piccolo gruppo di persone. 312 per la precisione. Sono i «rilevatori» dell'Istat, che del mondo del lavoro sanno più di tutti noi, prendendo informazioni di prima mano, entrando nelle case di 76.800 famiglie, previo appuntamento e viaggio (a proprie spese), sedendosi a un tavolo e aprendo il questionario.

    I 312 inviati speciali dell'Istat sono 312 paradossi viventi. Fanno una Rilevazione sulle Forze di lavoro che si definisce «continua» (che c'è sempre), e hanno un contratto da co.co.co (che oggi c'è domani chissà). Chiedono agli altri «Qual è il guadagno minimo mensile netto per il quale sarebbe disposto a lavorare?» e prendono se tutto va bene 900 euro al mese spese escluse. Ma c'era una domanda dalla quale i 312 fino a poco tempo fa si sentivano al riparo, la G6: «Negli ultimi sei mesi ha ricevuto un'offerta di lavoro da una agenzia privata di collocamento e/o da una agenzia di lavoro interinale?» Loro, i messaggeri di stato nel mondo del lavoro, erano sì precari e flessibili, ma dipendenti, pardon, paradipendenti, dal signor Istat in persona. Anzi, degli statistici dell'Istat erano il fiore all'occhiello. Adesso il fiore trasloca: viene esternalizzato, il bando di gara è già bell'e fatto e i ras dell'interinale sono lì in prima fila per aggiudicarsi l'appalto. Per i 312 paradossi e per tutto il resto oggi l'intero Istat fa uno sciopero, il cui clamoroso successo sarebbe il lieto fine di questa storia. Ma a chi pensa che a volte l'happy end costa troppo, suggeriamo un'alternativa per risparmiare sulla Rilevazione sulle Forze di Lavoro: per capire qualcosa del mercato del lavoro intervistate gli intervistatori.

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    l'unità - 20 settembre 2005

    di precaristat (23/09/2005 - 21:41)

    "No agli appalti" Sciopero all'Istat

    20 Settembre 2005

    PRECARI Niente briefing e dati sulla disoccupazione in ritardo, oggi, a causa dello sciopero dei dipendenti dell’Istat. La protesta è stata proclamata dalle organizza-
    zioni sindacali di categoria di Cgil e Uil contro la decisione dell’istituto di dare in appalto ad una società privata le rilevazioni delle statistiche sull’occupazione.
    Non solo, però. Cgil e Uil scendono in campo anche per dire no «alle politiche del governo che smantellano la ricerca pubblica»; per chiedere «un’Istat credibile, efficiente, al servizio della collettività»; per opporsi al dilagare delle forme di lavoro precario (e quindi contro il blocco delle assunzioni) e per il rinnovo del contratto di lavoro.
    Secondo il sindacato, all’Istat è in atto un processo di precarizzazione del lavoro che assume «forme sempre più preoccupanti, mettendo in discussione i diritti di tutti i lavoratori».
    La rete di rilevazione delle forze lavoro è nata nell’ottobre 2002 e prevede l’utilizzo di 311 intervistatori (assunti con contratto co.co.co.), con il coinvolgimento delle strutture centrali e territoriali dell’Istat ed è la più grande rete di rilevazione presente in Italia. Cosa che - ricorda il sindacato - ha comportato un notevole sforzo organizzativo e tecnologico per la progettazione e la realizzazione dell'impianto ed ha portato ad un miglioramento della qualità dell’informazione prodotta, proprio a partire dalla fase di rilevazione dei dati, la più delicata in un’indagine statistica.
    Ed è proprio di fronte a questi risultati che, secondo i sindacati, è «incomprensibile ed inaccettabile» la decisione dell’istituto di indire la gara d’appalto per affidare all’esterno la rete di rilevazione. Ma, l’esternalizzazione, oltre a rendere ancora più precarie le condizioni di lavoro dei 311 rilevatori co.co.co., secondo i sindacati non è un «affare» nemmeno dal punto di vista economico in quanto, per garantire la stessa qualità dei dati, la spesa passerebbe dagli attuali 5 milioni a circa 7,8 milioni di euro . Il tutto per non sforare i limiti di spesa derivanti dai vincoli introdotti dalle finanziarie varate dal governo Berlusconi.
    Questa mattina i lavoratori si ritroveranno a Roma, in via Balbo, e manifesteranno a Palazzo Vidoni.

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