13 dicembre 2007: ANSA
Notizie Ansa
Istat: slitta dato inflazione
A determinare il ritardo una protesta dei precari
Istat: slitta dato inflazione(ANSA) - ROMA, 13 DIC - Slitta il comunicato dell'Istat relativo al dato definitivo dell'inflazione registrata a novembre, previsto per le ore 10. A determinare lo slittamento una protesta in corso dei precari dell'Istituto di statistica convocata da Cgil e Uil. I collaboratori tecnici, i ricercatori e i tecnologici dell'Istat assunti a tempo determinato chiedono di accelerare il processo di stabilizzazione previsto dalla scorsa Finanziaria.
13 Dic 10:39
28/11 Conferenza nazionale di precarietà: agenzie di stampa
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FINANZIARIA: PRECARI ANZIANI ISTAT CON TAGLI OLTRE 600 LAVORATORI A CASA =
Roma, 28 nov. (Adnkronos) - La Finanziaria 2007 manderà a casa oltre 600
lavoratori a tempo determinato dell'Istat. A denunciarlo sono i precari
anziani dell'Istituto di statistica che oggi hanno partecipato alla 8°
Conferenza nazionale di statistica, organizzata dall'ente, manifestando
il loro disagio con la distribuzione di volantini in cui hanno
ribattezzato l'evento come 'Conferenza nazionale della precarieta».
«Questa finanziaria opera un taglio di 20 milioni di euro all'Ente
pubblico di statistica -si legge nel volantino- e taglia la spesa per i
posti di lavoro flessibili del 60% rispetto al 2003.
L'insieme di questi provvedimenti significa la fine del lavoro per molti
degli attuali 300 lavoratori a tempo determinato che hanno un'anzianità
fra i 4 e i 10 anni; e manda a casa i 320 rilevatori che
da quattro anni intervistano le famiglie italiane».
I lavoratori hanno inoltre sottolineato che la finanziaria blocca ancora
le assunzioni fino al 2008 e che «nessuna finanziaria del governo
precedente portava conseguenze così gravi per la ricerca e la statistica
pubblica». I precari dell'Istat chiedono quindi nell'immediato: «la
cancellazione della riduzione dei bilanci degli enti pubblici di ricerca
e della riduzione della spesa per i Co.Co.Co.
e i tempi determinati. Inoltre assunzioni a tempo indeterminato a
partire dal 1 gennaio 2007 e una soluzione di uscita dalla precarietà
per i rilevatori delle forze lavoro».
(Arm/Ct/Adnkronos)
28-NOV-06 11:30
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ISTAT: PRECARI, FINANZIARIA TAGLIA 20 MLN ALL'ISTITUTO
(ANSA) - ROMA, 28 nov - ''Questa finanziaria opera un taglio
di 20 milioni di euro all' ente pubblico di statistica e taglia
la spesa per i posti di lavoro 'flessibili' del 60% rispetto al
2003''. E' quanto si legge in un volantino che i precari dell'
Istat hanno diffuso durante la conferenza nazionale dell'
istituto. I lavoratori, che gia' piu' volte in queste settimane
hanno organizzato iniziative di protesta, hanno fatto un atto
dimostrativo oggi durante la conferenza presentandosi con
cartelli al collo contro la finanziaria.
''L'insieme di questi provvedimenti - si legge ancora nel
volantino - significa la fine del lavoro per molti degli attuali
300 lavoratori a tempo determinato, che hanno un'anzianita' tra
i quattro e i 10 anni. Questa finanziaria - prosegue il testo -
chiude la rete di rilevazione delle forze lavoro e manda a casa
i 320 rilevatori che da quattro anni intervistano le famiglie
italiane: un'indagine che l'Istat vanta per la sua qualita' ed
efficienza anche di fronte all' Europa. Questa finanziaria
blocca le assunzioni fino al 2008. Nessuna finanziaria
precedente portava a conseguenze cosi' gravi per la ricerca e la
statistica pubblica''. I precari chiedono infine la
cancellazione della riduzione dei bilanci degli enti pubblici di
ricerca, la cancellazione della riduzione della spesa per i
co.co.co. e i tempi determinati, assunzioni a tempo
indeterminato a partire dal 1 gennaio 2007 e una soluzione di
uscita dalla precarieta' per i rilevatori delle forze lavoro.
(ANSA).
BOS/FV
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da Liberazione 17/11
Temono che la Finanziaria li costinga alla perdita del posto di lavoro, i precari dell’Istat, che ieri hanno protestato occupando la presidenza dell’Istituto Nazionale di Statistica a Roma e oggi parteciperanno allo sciopero nazionale contro i tagli alla ricerca. In particolare sono a rischio i 350 cococò che formano la rete per la “Rilevazione delle forze di lavoro”, l’indagine trimestrale sull’occupazione. Assunti nel 2002 con contratto di collaborazione l’anno scorso avevano vinto una dura vertenza contro il tentativo di esternalizzare la rilevazione portato avanti dall’Istituto. Ed erano anche riusciti a far inserire in finanziaria un finanziamento di proroga fino al 31 dicembre del 2006. Ma ad oggi, nel testo della legge di bilancio, non c’è neppure un euro per il loro lavoro, indispensabile per la comprensione e l’analisi delle forze produttive del paese. «Lavoriamo a cottimo, ci pagano 28 euro per ogni questionario somministrato. A dicembre e in agosto, quando la rilevazione si interrompe, non prendiamo più lo stipendio», racconta Roberto, uno dei 350 rilevatori. A fronte di 2100 assunti a tempo indeterminato nell’Istat ci sono quasi 700 precari, che coi tagli di bilancio vedono allontanarsi la speranza dell’assunzione. «Siamo passati dalla speranza nel nuovo governo alla delusione», aggiunge Gainfranco Melone, Rsu della Flc-Cgil. «Solo all’Istat i tagli raggiungeranno i 20 milioni, su 160 milioni di bilancio».
Man. Bon.
dal manifesto del 17/11
Istat
I precari occupano e i dati non escono
I cococò e i precari Istat hanno bloccato ieri l'uscita dei dati sul commercio estero. La protesta è stata animata, compreso un incidente non grave: un furgone ha investito tre lavoratori davanti alla sede nazionale dell'istituto, a Roma. I cococò, in lotta da anni per la stabilizzazione, hanno occupato nel pomeriggio il datashop dell'istituto, e ieri sera hanno deciso di fermarsi fino alla notte, muovendosi questa mattina verso i cortei previsti a Roma. Si contestano i 20 milioni di tagli dell'attuale finanziaria, mentre si ricorda che i 320 rilevatori sulle forze lavoro sono ormai cococò da anni. Le proteste sono organizzate da Flc Cgil, Fir Cisl, Uil Pa-Ur e dal Collettivo precari Istat.
ISTAT: Protesta dei lavoratori contro i tagli all’istituto
(l'unità 17/11)
Ieri niente dati sul commercio estero
Niente dati istat, la protesta contro la Finanziaria 2007 dei lavoratori, precari e non, dipendenti e Co.co.co, dell’Istituto nazionale di Statistica, blocca l’uscita dei «dati sul commercio estero Ue e nel Mondo». E, oggi, l’agitazione, condivisa nella sostanza dagli stessi vertici Istat, proseguirà con lo sciopero di tutto il settore della ricerca, che probabilmente provocherà un nuovo blocco dei dati.
Ma quello che è a rischio con la finanziaria - secondo lavoratori e sindacati confederali, che tutti, Flc Cgil, Cisl-Fir, Uil Pa-Ur, hanno aderito alla protesta - è la stessa attività dell’Istituto nazionale di ricerca. All’origine dell’allarme i tagli previsti per l’Istat dalla legge di bilancio: 20 milioni di euro sulla spesa corrente. Ma anche il rinvio al 2008 delle assunzioni e delle misure per ridurre il precariato, fortemente cresciuto negli ultimi anni anche all’interno dell’Istituto. Il primo settore a entrare in crisi sarà quello che si occupa delle indagini sulle Forze Lavoro, che dal primo gennaio potrebbe ritrovarsi senza la rete dei rilevatori. A dicembre infatti scade per i 320 lavoratori Co.co.co, il contrato, già rinnovato in extremis lo scorso anno, con un emendamento in finanziaria.
Per questi motivi da giorni, i lavoratori Istat sono in agitazione. Prima l’occupazione della presidenza, ieri e l’altro ieri, poi un blocco stradale di fronte alla sede centrale di via Balbo, infine, ieri nel tardo pomeriggio, la decisione di occupare anche di notte il Datashop dell’Istituto in via Agostino De Pretis. ma.ge.
l'unità on line 14/11/2006
Finanziaria, Epifani: «Non ha anima e non ha progetto»

Ed è sempre su questo punto che continuano a verificarsi i malumori maggiori. La Rosa nel Pugno decide di non partecipare per protesta alle votazioni di martedì sulla Finanziaria. Una critica feroce viene poi dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, per il quale è «un giusto grido di dolore» le critiche, pochi giorni fa della senatrice a vita, Rita Levi Montalcini, in merito ai tagli ai fondi stanziati per la ricerca in Italia. Ma non solo da questo se ne deduce che – dice Epifani, da destra indicato come ghost writer della Finanziaria - la manovra finanziaria preparata dall'esecutivo di centrosinistra «non ha un'anima e non ha un progetto». Epifani lo dice a margine di un convegno sulla scuola.
Repubblica.it 14/11
Teleborsa
Istat: Eurostat, Pil 3° trimestre +0,3%, sotto stime
(Teleborsa) - Roma, 14 nov - Seocndo quantro comunicato da Eurostat il dato sul Pil dle terzo trimestre dell'Italia è cresciuto dlelo 0,3% rispetto al tirmestre precedente, risultando inferiore alle attese che indicavano un aumento dlelo 0,5% e alla crescita registrata il trimestre precedente dlelo 0,6%. La crescita tendenziale del Pil resta ferma all'1,7%.I dati sul Pil preliminare diffusi dall'Istat, che erano in agenda per le ore 10:00, sono stati tardati a causa di agitazioni sindacali del lavoratori dell'Istituto statistico.
Articolo 21: presidio blocca diffusione del dato sul PIL
PIL: PRESIDIO RICERCATORI BLOCCA DIFFUSIONE DATO PIL
ROMA, 14 nov - Un presidio di ricercatori dell'Istat sta bloccando la diffusione comunicato con la stima del pil del terzo trimestre. I sindacati dei ricercatori dell'Istat chiedono piu' risorse in finanziaria e una soluzione al problema del precariato.
Secondo Flc-Cgil, Fir-Cisl e Uil-Paur, i tagli previsti nella manovra avranno 'effetti drammatici per l'Istituto al punto da mettere in discussione in suoi programmi di attivita' ' e da rendere sempre piu' difficile il rinnovo dei contratti a tempo determinato e di collaborazione. A rischio, secondo i rappresentanti sindacali dell'Istat, ci sarebbero le stesse indagini statistiche.
I ricercatori ricordano infatti che la finanziaria assegna all'Istituto di statistica 161,8 milioni di euro, una cifra 'inferiore per il 2007 di circa 30 milioni di euro rispetto al documento di fabbisogno dell'Istituto'. Per effetto dell'articolo 53 della finanziaria (contenimento della spesa delle unita' previsionali di base) lo stanziamento e' inoltre ulteriormente ridotto, lamentano i sindacati, di circa venti milioni di euro.
articolo 21
Altre agenzie 14/11
ANSA
PIL TERZO TRIMESTRE ITALIA +0,3%, EUROSTAT 'BRUCIA' ISTAT ROMA - Il pil italiano è cresciuto nel terzo trimestre dell'anno dello 0,3%. Il dato è stato diffuso da Eurostat prima che dall'Istat, che solitamente dovrebbe comunicare le sue stime alle 10.00 del mattino. Questa volta però, la protesta dei ricercatori dell'Istituto di statistica ha rallentato il normale iter di diffusione, causando il "sorpasso" dell'istituto europeo, il quale riceve il dato congiunturale dallo stesso Istat. Secondo i dati forniti da Eurostat, è stata anche rivista la crescita del pil del secondo trimestre: dal +0,5% stimato a +0,6%.
Reuters

BRUXELLES (Reuters) - Il prodotto interno lordo dell'Italia nel terzo trimestre 2006 è cresciuto dello 0,3% sui precedenti tre mesi e dell'1,7% su anno, in base ai dati Eurostat.
Un sondaggio condotto da Reuters aveva indicato per i tre mesi a settembre un'espansione dello 0,6% su trimestre e dell'1,7% su base tendenziale.
Le cifre diffuse da Eurostat, che ha dato oggi la stima flash sul Pil europeo, evidenziano inoltre una revisione al rialzo della crescita italiana del secondo trimestre.
Tra aprile e giugno il Pil risulta infatti in crescita dello 0,6% su trimestre e dell'1,7% su anno, oltre la lettura originaria di Istat che indicava, rispettivamente, +0,5% e +1,5%.
Istat, che avrebbe dovuto comunicare il dato del terzo trimestre alle 10,00, lo pubblicherà alle 12,00 a causa delle agitazioni di sindacati e ricercatori in protesta contro gli stanziamenti alla ricerca e il blocco delle assunzioni previsto dalla Finanziaria.
TgFinPil a +0,3% secondo i dati dell'Istat
[...]
Nel terzo trimestre, il Pil italiano, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,7% rispetto al terzo trimestre del 2005. La stima Istat giunge con due ore di ritardo per la protesta contro la Finanziaria dei lavoratori dell'istituto che hanno occupato la sala stampa.
L'occupazione proseguirà fino a giovedì, bloccando la pubblicazione dei dati su inflazione e commercio estero. Il risultato congiunturale del Pil è la sintesi dell'aumento del valore aggiunto di industria e servizi e di una sostanziale stazionarietà dell'agricoltura. Il terzo trimestre 2006 ha avuto tre giorni lavorativi in più rispetto al trimestre precedente e uno in meno rispetto al terzo trimestre 2005.
[...]
Frena il Pil nel terzo trimestre
+0,3% sul secondo e +1,7% sul 2005
ROMA - Rallenta nel terzo trimestre la crescita del Prodotto Interno Lordo dell'Italia che, secondo i dati comunicati da Eurostat (l'Istat è bloccato da stamane da una protesta dei precari) è dello 0,3 per cento sul trimestre precedente e dell'1,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
14/11 Agenzie di stampa
Pil: Slitta Dato Terzo Trimestre
(ANSA) - ROMA, 14 nov - Un presidio di ricercatori dell'Istat organizzato nella sala stampa dell'Istituto ha al momento bloccato la diffusione del comunicato, prevista per le ore 10,00, contenente il dato sulla crescita del pil nel terzo trimestre 2006. I dipendenti dell'Istat lamentano le scarse risorse destinate dalla Finanziaria alla ricerca pubblica e il blocco delle assunzioni imposto dalla manovra fino al 2010.
Finanziaria: Sindacati Bloccano Sala Stampa Istat
Roma, 14 nov. - (Adnkronos) - I sindacati presidiano la sala stampa dell'Istat dalle 8.30 di stamane per protestare contro i provvedimenti contenuti nella manovra finanziaria 2007 per il comparto degli enti pubblici di ricerca, Enea, e Asi, per chiedere la loro radicale modifica.
''La Finanziaria destina scarse risorse alla ricerca pubblica -dicono Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Pa-Ur- mentre nel contempo non risparmia risorse alla ricerca privata industriale e introduce procedure di difficile gestione che riducono i finanziamenti complessivi destinati dal Mur agli enti pubblici di ricerca. Noi chiediamo piu' risorse nel fondo ordinario degli EPR e un pinao di investimenti pluriennali".
I sindacati poi sottolineano il tema del precariato: ''la Finanziaria blocca le assunzioni fino al 2010 ed ignora il precariato -dicono i sindacati- un pugno di assunzioni dal 2008; fondi per i contratti a tempo determinato e le collaborazioni ulteriormente ridotte; a rischio i rinnovi dei relativi contratti. La modesta stabilizzazione e' legata ad una parte delle deroghe, meccanismo con il quale nel 2006 sono state fatte 124 assunzioni fra tutti gli enti. Noi chiediamo la stabilizzazione dei circa 15 mila precari della ricerca''. (segue)
ROMA (MF-DJ)--Il dato preliminare del Pil nel 3* trimestre non sara'diffuso alle 10h00, come previsto, a seguito dell'occupazione da parte deilavoratori precari dell'Istat che protestano contro alcune misurecontenute nella Finanziaria 2007.pev/vs
da Liberazione, 11/11/2006
Clamorosa protesta dei dipendenti dell’Istat, che ieri hanno occupato la sala stampa per protestare contro «il blocco delle assunzioni, l’assenza di soluzioni per il precariato e le scarse risorse finanziarie presenti nella Finanziaria». L’azione decisa da Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Pa-Ur ha fatto slittare di qualche minuto la diffusione del comunicato Istat sulla produzione industriale a settembre.
Dal Manifesto dell'11/11/2006
Contro i tagli i lavoratori occupano la sala stampa
Ieri mattina, i dati sulla produzione industriale sono slittati di un'ora. I dipendenti dell'Istituto di statistiche hanno occupato la sala stampa, per protestare contro «il blocco delle assunzioni, l'assenza di soluzioni per il precariato e le scarse risorse finanziarie presenti nella manovra». I lavoratori, ricordano che «nella nuova finanaziaria, i soldi messi a disposizione per l'Istat sono 161 milione, inferiori a quelli stanziati nella manovra del 2005». Il comunicato emesso dai sindacati continua dichiarando, «la riduzione del fondo per assunzioni a tempo determinato e co.co.co. dal 60% al 40% rispetto al 2003; il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato fino al 2010; la penalizzazione della contrattazione integrativa; il taglio dei finanziamenti destinati agli Enti di ricerca pubblica».
Sole 24 Ore e Messaggero - 4 dicembre 2005
Il Messaggero - 4 dicembre 2005
il Manifesto 30 novembre 2005
Negli Enti pubblici di ricerca è in atto la «settimana di
mobilitazione». Situazione kafkiana Per conto del ministero del Lavoro
monitorano l’applicazione dei «nuovi contratti» previsti dalla legge
30. Precari da anni, e «le risorse» sono in diminuzione.
Fai
ricerca sull’ingresso nel mercato del lavoro di alcune fasce sociali,
verifichi l’applicazione della legge 30, usando questionari o
elaborando dati già prodotti. E poi alla fine ti viene da dire, «sembra
quasi di parlare di me». I ricercatori dell’Isfol sono spesso vittime
di questa situazione paradossale. La maggior parte di loro, l’85% - per
attenersi ai numeri - cioè 468 persone su 545 addetti complessivi, è
precaria. Non sono tutti ricercatori, tra loro ci sono anche
collaboratori tecnici, amministrativi e chi svolge attività di
segreteria. Ma salta all’occhio che, nell’unico istituto pubblico
italiano che fa ricerca sui temi della formazione, delle politiche
sociali e del lavoro, la «ricerca» vera e propria sia tanto («soltanto»
viene da dire) precaria. Dei 77 lavoratori stabili, soltanto dieci sono
ricercatori (inquadrati al terzo livello); il resto, dirigenti di
ricerca e figure di supporto (collaboratori e tecnici). Ma allora, in
mezzo a tanti dirigenti, chi la fa la ricerca?
Loro, appunto.
Trecentonove tempi determinati e centocinquantanove co.co.co. (totale,
468 come detto). E anche all’Isfol, come all’Istituto superiore di
sanità (vedi il manifesto di ieri) sono precari di lunga data: dieci o
dodici anni di continui rinnovi, con punte di quindici. E’ lì che trovi
chi monitora per conto dell’Istituto l’applicazione dei nuovi contratti
(legge 30), lavora con un contratto a tempo determinato da quattro anni
e, visto che «di risorse non ce ne sono», è sicuro che «non sarà
stabilizzato». Chi ha un contratto di collaborazione dal 2002
(rinnovato di anno in anno) e svolge normale attività di ricerca tutti
i giorni della settimana, «senza timbrare il cartellino» (ci
mancherebbe), ma comunque con una media di sette o otto ore al giorno.
Fino a chi, a suon di continue collaborazioni, va avanti da più di nove
anni. Sempre di ricerca si tratta, sempre «sette ore al giorno, ma a
volte anche di più», sempre «tutti i giorni». E con tanto di intervallo
contrattuale di un mese tra un rinnovo e l’altro. «Senza prospettive»,
a quarant’anni e con famiglia a casa.
Anche l’Isfol fa parte di
quegli enti pubblici dove è in corso, fino al 5 dicembre, la «settimana
di mobilitazione della ricerca». Come gli altri enti è in attesa del
rinnovo contrattuale. Il contratto è scaduto da 47 mesi, e nei prossimi
giorni è in programma un incontro all’Aran.
Ma c’è qualcosa che nel contratto nemmeno è nominato, e che sembra essere il vero tarlo della ricerca oggi: la precarietà. Così è nato un coordinamento trasversale tra gli enti, con lo scopo di aprire una vertenza nazionale che abbia come obbiettivo principale la stabilizzazione definitiva di tutti i precari della ricerca.
All’Isfol, il ministero del Lavoro (da cui dipende l’istituto) ha di recente approvato una nuova pianta organica, che prevede l’ampliamento del personale a tempo indeterminato a 107 unità (dagli attuali 77). I ricercatori del coordinamento precari però sono scettici. Di queste stabilizzazioni, solo cinque sarebbero ricercatori, e il resto personale amministrativo, tecnico e anche figure di dirigenza. «Di nuovo - dicono dal coordinamento precari - si configura una situazione in cui prevale l’accaparrarsi di posizioni di privilegio». E poi, aggiungono, rimane in piedi una domanda: nei bandi per le nuove assunzioni si terrà conto di tutta la sacca di precariato (i tempi determinati in questo caso)?
Il presidente dell’Istituto, Sergio Trevisonato, risponde di sì. Parla (cautamente) di «una situazione anomala», ma conferma, pur negando «qualsiasi tipo di ingerenza politica», la richiesta del ministero di inserimento di quelle tre figure dirigenziali incluse nell’ampliamento dell’organico (e contestate dai lavoratori). Al fondo, come sempre, c’è un problema di risorse. Risorse che in maniera stabile (ma sempre minore) vengono garantite dal ministero, in maniera più flessibile (ma più cospicua) dai vari progetti di ricerca, soprattutto dall’Ue. Quest’anno, dice Trevisonato, è stata fatta richiesta di un incremento dei fondi del 30%. Lui è fiducioso. I lavoratori, che terranno un presidio davanti all’Istituto lunedì prossimo, meno.
(Sara Farolfi - Il Manifesto)
il manifesto 29 novembre 2005
Enti di ricerca anti-precarietà
Istat, Enea, Isfol, Iss, Cnr: sette giorni di mobilitazione
Protesta il camice bianco In assemblea all'Istituto superiore di
sanità. A fronte di 1500 dipendenti, ci sono mille precari, molti di
loro da più di dieci anni. Incontro e protocollo con il presidente
Garaci
SARA FAROLFI
L'ultimo contratto di collaborazione, firmato un mese fa, scadrà a
gennaio. Ci sarà un rinnovo fino a giugno, e poi chissà. I fondi al
momento non ci sono, le hanno detto. Probabile che come molti altri
co.co.co. resti al lavoro senza contratto, «per non perdere il posto» -
dice - e «nella speranza che prima o poi i soldi da qualche parte
saltino fuori». Silvia è ricercatrice al dipartimento «analisi
chimiche» dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Da quattro anni
lavora lì come co.co.co e a suon di continui rinnovi. All'Istituto
superiore di sanità (che è l'organo tecnico del ministero della Salute,
dove si è fatta ricerca sulla Sars e ora sull'aviaria, tanto per
restare alle cronache di questi giorni) qualche mese fa hanno
festeggiato il diciottesimo anno di un lavoratore. Diciottesimo anno
non di vita, si intende, ma di precarietà. E'lì che ieri un centinaio
di lavoratori precari ha inaugurato la «settimana di mobilitazione
della ricerca contro la precarietà». Poca ironia dunque, quando a
parlare sono i numeri.
A fronte di un organico stabile di circa 1500 persone, al gennaio 2005
risultano essere impiegati all'Iss 454 lavoratori co.co.co. e 401
lavoratori a tempo determinato. Una cifra che lo stesso presidente
dell'Istituto, Enrico Garaci, definisce «oltre ogni limite
fisiologico». E il precariato - come spiega Gabriele Buttinelli, del
coordinamento precari - è distribuito su tutti i livelli: dalla
portineria ai magazzini, dall'amministrazione alla ricerca. «C'è un
problema politico della gestione del personale - aggiunge Cristiano
Fiorentini, sempre del coordinamento precari dell'Istituto - Non può
essere normale avere un organico parallelo di co.co.co. ricattabili e
con tempi di lavoro che spesso superano l'orario normale».
C'è dunque una distribuzione della precarietà su tutti i livelli - che
copre, dicono i lavoratori, «funzioni strutturali dell'ente e non certo
lavori occasionali». E non si tratta nemmeno di una precarietà di ieri
o dell'altro ieri. In media - dicono i lavoratori del coordinamento
precari - si parla di dieci anni di precarietà per i tecnici e i
ricercatori dell'Iss, con punte anche più alte.
Marco, che oggi ha 39 anni, lavora all'Iss da diciotto, ma solo da tre
anni è stato «stabilizzato» (si fa per dire) con un contratto a tempo
determinato. E' uno dei responsabili della tipografia (dove si svolgono
diversi servizi, dai biglietti da visita dei ricercatori alle
pubblicazioni dell'Istituto) e per quindici anni è stato continuamente
«rinnovato», con contratti di sei mesi o un anno al massimo. Per
Silvio, suo collega, stessa storia: tredici anni di continui rinnovi e
ora, «con figli e moglie alle spalle», un «tempo determinato».
Non molto diversa è la situazione negli altri enti pubblici di ricerca
(Istat, Enea, Isfol...). Così ieri il coordinamento precari dei vari
istituti di ricerca ha incontrato Garaci, che è anche presidente del
comitato di settore degli enti di ricerca, con la richiesta di
estendere a tutti gli istituti il protocollo siglato all'Iss poco prima
dell'estate. L'accordo, frutto della mobilitazione dei lavoratori e
siglato poi anche dai confederali (Cgil e Uil), prevede, a breve
termine, la stabilizzazione dei precari di lunga data. Poi, la
costruzione di un percorso costituito da «borse di studio» (a carattere
formativo e della durata massima di quattro anni), che possono essere i
seguito trasformate in contratti a tempo determinato o indeterminato.
Punto importante, la riduzione del personale co.co.co. a non più del 2
o 3% dell'organico complessivo.
Lo stesso presidente Caraci riconosce la gravità della situazione,
«conseguenza - dice - del blocco delle assunzioni degli ultimi anni».
«Abbiamo un organico sottodimensionato e, meno ricercatori abbiamo,
meno sono i fondi che ci arrivano dalla Ue». E il famoso protocollo?
«Lo stiamo applicando - risponde - I bandi per co.co.co. sono ora
limitatissimi». La delegazione di precari ieri è uscita soddisfatta
dall'incontro. Sanno che è frutto della loro mobilitazione. Per questo
non sono intenzionati a mollare e la settimana, dicono, è appena
cominciata.
l'Unità - 16 novembre 2005
16 Novembre 2005
Ricercatori e precari. Al via la protesta
Dal 28 novembre al 2 dicembre quattro giorni di mobilitazione per i cococo, i cocopro e gli stagisti della ricerca italiana
Rappresentano il 39 per cento dei lavoratori dell’Infn, il 93 di quelli dell’Isfol, il 28 dell’Istat, il 29 dell’Iss, il 17 dell’Enea, il 100 per cento dell’Icram, l’83 dell’Invalsi, il 45 dell’Inran, e il 50 dell’Inea. Per il governo sono all’incirca 2500 persone, ma loro si sono contati, e sono più di 5mila. Sono i lavoratori precari degli enti di ricerca italiani. Gli stessi che ieri mattina in un assemblea pubblica svoltasi presso un’affollata sala dell’Istituto superiore di sanità, si sono uniti nel Coordinamento dei precari della ricerca di Roma. Stanchi di vedere il loro lavoro svilito da provvedimenti, come il blocco del turn over, che non permettono loro di poter operare al meglio e che penalizzano fortemente il ruolo della ricerca, hanno deciso di unire le loro lotte. Per cercare di strappare qualche euro in più dalla Finanziaria 2006, per vedersi riconosciuta una certa rappresentanza sindacale, ma soprattutto, per fare in modo che nell’agenda politica del prossimo governo ci sia tra le priorità la valorizzazione del ruolo della ricerca e quindi, la loro definitiva stabilizzazione. Perché, come hanno detto in assemblea, «siamo stanchi di sobbarcarci interamente sulle nostre spalle un settore vitale della nostra società come quello della ricerca». Per questo hanno indetto dal 28 novembre al 2 dicembre quattro giorni di mobilitazioni. Ogni giorno di questi tutti davanti ad un ente per appoggiare la battaglia dei loro colleghi: un giorno sotto l’Istat, un altro davanti l’Istituto superiore di sanità, un altro ancora di fronte l’Isfol, e infine anche sotto l’Inea.
«Se la precarietà è di per se devastante, lo è ancor più nella ricerca - ha detto nel corso dell'assemblea Fabrizio Stocchi, precario dell'Istat -. Ognuno di noi ha un contratto differente: i più fortunati hanno un'assunzione a tempo determinato, ma poi ci sono i cococo, i cocopro, gli stagisti, i borsisti, i lavoratori con partita iva. E tutti senza nessuna prospettiva».
Per questo chiedono che d'ora in poi il reclutamento negli enti di ricerca avvenga solo per due canali: quello a tempo determinato, con la possibilità di conversione in contratto a tempo indeterminato; e quello a tempo indeterminato, tramite concorsi pubblici nei quali si tenga anche conto dei servizi già svolti dai candidati nell'ente in questione con contratti precari.
il manifesto 16 novembre 2005
RICERCATORI
Dall'Istat all'Enea una settimana contro la precarietà
ANTONIO SCIOTTO
Sblocco delle assunzioni, basta tagli alla ricerca, stop alla precarietà. I lavoratori a termine e i cococò della ricerca pubblica, dall'Istat all'Enea, dall'Istituto superiore di sanità al Cnr, tentano di rafforzare una rete già attiva da tempo, e lanciano la «settimana contro la precarietà»: mobilitazioni, sit in e presidi dal 28 novembre al 2 dicembre. Un'iniziativa nata ieri dai tanti comitati autonomi presenti nei diversi enti, riuniti nell'aula Rossi dell'Istituto superiore di sanità. Nel «mirino» dei lavoratori del comparto c'è non solo l'attuale finanziaria, ma anche il futuro esecutivo: se l'Unione arriverà a controllare le leve del governo centrale, le cose cambieranno? Spesso negli enti locali sono proprio le amministrazioni di centrosinistra ad operare con cococò, appalti e parasubordinarietà varie. Intanto, certo, è più urgente la finanziaria scritta da Tremonti: blocca le assunzioni e taglia i fondi per i cococò (facendo saltare, come denunciava la Cgil qualche giorno fa, ben 90 mila lavoratori a termine e in collaborazione). Prendiamo il caso dell'Istat, circa duemila dipendenti a tempo indeterminato: dopo le lotte del Collettivo precari, Cgil e Uil, sono entrati 130 tempi determinati «storici» (in un totale di 174 assunzioni per concorso), ma ne restano 280 (alcuni rinnovati anche da 7-8 anni, ben 200 già idonei ai concorsi), per non contare 50 cococò assunti di recente e i 310 rilevatori delle forze lavoro prorogati ancora per un anno. «E dire che il nostro è un istituto in attivo - spiega Lorenzo Cassata, precario da 3 anni e mezzo - Insomma avrebbe fondi, ma lo stop alle assunzioni blocca tutto. Mentre per i 310 rilevatori cococò la finanziaria dispone la creazione di una società esterna a partecipazione pubblica: una moltiplicazione ingiustificata, un lavoro così delicato dovrebbe rimanere interno».
Problemi che riguardano tanti altri enti: una rilevazione autorganizzata uscita a luglio 2005 quantifica in circa 5 mila i precari presenti negli istituti della Rete (Università di Roma, Apat, Cnr, Cra, Enea, Inaf, Inea, Inran, Isfol, Iss e Istat). L'Enea, ad esempio, è una vera giungla: a fronte di circa 3 mila dipendenti a tempo indeterminato, i precari sono 600, nelle forme più svariate. Tempi determinati, assegnisti, borsisti, cococò, occasionali, contratti di formazione lavoro; ci sono poi diversi lavoratori retribuiti da società private che firmano convenzioni con l'Enea (in modo da accedere ai fondi comunitari), e che lavorano comunque dentro l'istituto. «Negli ultimi 10-15 anni - spiega uno dei ricercatori, dell'Usi Rdb - il personale dipendente si è ridotto di circa duemila unità. Oggi la media dei "garantiti" è sui 55 anni, molti vicini alla pensione. I nuovi "assunti" sono da tempo soltanto i precari». (Siti utili: precari.tk e precari.splinder.com).
Corriere della Sera - cronaca di Roma (3 novembre 2005)
Diecimila posti a rischio, un caso in Regione
I tagli agli enti locali colpiscono i lavoratori atipici. Cgil: «No alle vendette politiche»
L' effetto Finanziaria rischia di abbattersi come un ciclone sul
mercato del lavoro laziale. I tagli previsti nella legge di bilancio,
se lo schema previsto dal Governo non sarà cambiato, faranno saltare
5.500 posti precari negli enti locali e nella sanità. Le pubbliche
amministrazioni hanno l' obbligo di ridurre la spesa per il personale e
in generale devono tagliare almeno del 40% le risorse per i precari. L'
allarme arriva dalla Cgil di Roma e del Lazio. Ma se si considerano
pure gli occupati nelle società controllate e nelle cooperative che
gestiscono appalti esterni, i posti a rischio diventano almeno 10 mila.
E la stima non tiene conto del pianeta scuola-università. Poi c' è il
caso della Regione: i precari entrati ai tempi di Storace, fra Pisana e
società controllate, sono circa 2 mila. E la giunta di centrosinistra
si prepara a mandarne a casa un' ampia percentuale, anche se la Cgil
chiede di non mettere in atto «vendette politiche». La Finanziaria
dunque colpirà le categorie meno tutelate: dipendenti con contratti a
termine, collaboratori a progetto e Co.Co.Co., lavoratori interinali.
Tutte figure utilizzate nelle pubbliche amministrazioni a vario titolo.
Dal Comune ai ministeri, dalla Regione agli istituti di ricerca
universitari (come Istat e
Isfol), il ricorso al lavoro precario negli ultimi anni è stato
altissimo: i contratti a termine attivi in questi settori nel Lazio
sono almeno 7 mila, i collaboratori a progetto 7.500, i consulenti 4
mila e i lavoratori interinali 2.500. E nel calderone c' è veramente di
tutto: laureati in storia dell' arte che accompagnano i visitatori nei
musei, esperti di statistica che lavorano come ricercatori all' Istat per una manciata di euro al giorno,
ingegneri che studiano applicazioni informatiche nelle società
controllate dagli enti locali, giovanotti di varia formazione che
rispondono al telefono nei call center. Ma perché nelle pubbliche
amministrazioni, un tempo caratterizzate dal classico posto fisso, ci
sono tanti precari? Colpa delle precedenti Finanziarie, che avevano
imposto il blocco delle assunzioni, costringendo gli enti pubblici al
ricorso massiccio ai contratti a termine. Interi servizi adesso
risultano affidati a precari e cooperative esterne. «Nella gestione
delle Belle arti - spiega Gianni Nigro, segretario della Cgil Funzione
pubblica di Roma e del Lazio - per esempio si rischia la paralisi. La
maggior parte degli addetti sono stati assunti a termine, alcuni
addirittura prima del Giubileo del 2000. E sono in attesa di
regolarizzazione. Con i vari tagli imposti dal Governo, l' assunzione a
tempo indeterminato è stata di volta in volta rinviata. Ma adesso
migliaia di lavoratori rischiano di restare senza niente in mano.
Potranno fare causa perché hanno diritto a contratti in regola, ma i
tempi della giustizia del lavoro sono comunque lunghi». Poi c' è il
capitolo consulenze. E non tutte sono contratti d' oro assegnati per
via clientelare. Nel pacchetto dei consulenti ci sono lavoratori
inquadrati come se fossero liberi professionisti con tanto di partita
Iva, ma in realtà utilizzati come impiegati a tutti gli effetti. Un
modo per eludere il blocco delle assunzioni.I consulenti negli enti
pubblici laziali, secondo stime non ufficiali del Tesoro, sono almeno 4
mila. E per quasi tremila di loro la Finanziaria metterà fine all'
avventura professionale. «La situazione è inaccettabile - aggiunge
Nigro - va aperto un serio confronto a livello locale ma anche con il
Governo nazionale per scongiurare questa ondata di licenziamenti che
metterebbe in ginocchio migliaia di famiglie». Paolo Foschi







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