da Liberazione 17/11
Temono che la Finanziaria li costinga alla perdita del posto di lavoro, i precari dell’Istat, che ieri hanno protestato occupando la presidenza dell’Istituto Nazionale di Statistica a Roma e oggi parteciperanno allo sciopero nazionale contro i tagli alla ricerca. In particolare sono a rischio i 350 cococò che formano la rete per la “Rilevazione delle forze di lavoro”, l’indagine trimestrale sull’occupazione. Assunti nel 2002 con contratto di collaborazione l’anno scorso avevano vinto una dura vertenza contro il tentativo di esternalizzare la rilevazione portato avanti dall’Istituto. Ed erano anche riusciti a far inserire in finanziaria un finanziamento di proroga fino al 31 dicembre del 2006. Ma ad oggi, nel testo della legge di bilancio, non c’è neppure un euro per il loro lavoro, indispensabile per la comprensione e l’analisi delle forze produttive del paese. «Lavoriamo a cottimo, ci pagano 28 euro per ogni questionario somministrato. A dicembre e in agosto, quando la rilevazione si interrompe, non prendiamo più lo stipendio», racconta Roberto, uno dei 350 rilevatori. A fronte di 2100 assunti a tempo indeterminato nell’Istat ci sono quasi 700 precari, che coi tagli di bilancio vedono allontanarsi la speranza dell’assunzione. «Siamo passati dalla speranza nel nuovo governo alla delusione», aggiunge Gainfranco Melone, Rsu della Flc-Cgil. «Solo all’Istat i tagli raggiungeranno i 20 milioni, su 160 milioni di bilancio».
Man. Bon.
Vota questo post





Ultimi commenti